Wednesday, December 26, 2007


E AVENDO PIU' CONSAPEVOLEZZA EBBERO PIU' SOFFERENZA



brucia brucia la candela

sotto il sole della notte

nel verde lago di Malgrat

oltre il rosso vento dell' Andalucia

dall'ovest sopraggiunge un suono disumano

che attraversa Francia e Italia

e ancora al calar del sole

dalla riva del Reno alla vetta dell' Himalaya

attraversa strade invalicabili.

Eccoci uomini! Siamo gia perduti e gia amanti!

Che la bellezza tutti i visi unisca in questo

lungo viaggio

e che nel vostro camminare

in questa dolce valle

non vi si perda il sogno

e la leggerezza

di un buon pasto.

Che a rincorrer il vento

la vita si spegne

e nel silenzio

la vostra bellezza

continua a divorare l'inferno.


Friday, December 21, 2007

Per il 2008 che si avvicina


Ma si può vivere una vita da incazzati perenni? Non credo.

Però neanche si può accostare il bello e il brutto in egual misura, riassumere in via mediatica il tempo tanto per fingere che il male non esista. Ecco il male c'è. E porcamiseria se c'è.

E secondo me il bene parte proprio da lui. Quindi non possiamo escludere nulla.

Senza il male non ci sarebbe bisogno del bene e quindi addio sorrisi e carezze. E dunque l'unica soluzione sarebbe quella di giostrarsi perennemente in una via di mezzo, essere consapevoli che stiamo lì al centro tra giornate positive e giornate no, momenti deludenti e momenti di autentica euforia. Non si può fare a meno di uscire da questo purgatorio? Non credo.

Però è vero anche che dal ragionamento all'impatto reale c'è una bella distanza.

Allora non prendetela a male se non è poi andato tutto come desideravate. Vi rifarete.

Thursday, December 20, 2007


Oggi un ramo è caduto.

Sul viso, sulle braccia.

Era un ramo di niente, un po' secco, un po'd'altri giorni.

Ne avevamo raccolti di fiori l'altro anno.

Eppure eccoli di nuovo qui. Svincolare sotto la terra.

E in cielo non ci sono che demoni.


Ma dove vanno?

Saturday, December 15, 2007

Mutamenti Climatici, accordo a Bali. " Due anni di negoziati per Kyoto-2 "



PER capire cosa è successo alla conferenza di Bali bisognerebbe guardare il filmato dell'ultima seduta in plenaria, dopo una notte di incontri a vuoto. I delegati esasperati da due settimane di trattativa a oltranza, i trabocchetti sul testo anti-gas serra che spuntano uno dietro l'altro, le lacrime del segretario della convenzione sui cambiamenti climatici che vede crollare l'intesa preparata da mesi. Il no americano che gela la sala. Poi il vento cambia. Il Giappone non segue i tradizionali alleati americani. Due interventi di violenza poco diplomatica di Sudafrica e Papua Nuova Guinea invitano la Casa Bianca a farsi da parte se non può aderire all'accordo e vengono accolti da applausi interminabili. A quel punto Paula Dobriansky riprende la parola per dire che sì gli Stati Uniti ora danno il consenso al documento finale. Il muro del no eretto dalla delegazione Usa ha retto solo 25 minuti. Ma era stato incrinato dal sì a Kyoto espresso da 700 città e 25 stati americani e dall'affondo di Gore che, con il Nobel ancora in valigia, si era precipitato a Bali per dire che la colpa dello stallo è della Casa Bianca, che la trattativa deve andare avanti, che bisogna lasciare un grande spazio bianco al posto degli Stati Uniti e che quello spazio sarà riempito tra due anni dal nuovo presidente. Non c'è stato bisogno di lasciare quello spazio bianco. Fallita in sede tecnica, la trattativa è stata risolta quando sono entrati in campo, direttamente sollecitati dai ministri dell'Ambiente, i capi dei governi. L'amministrazione Bush ha misurato l'impopolarità crescente della sua posizione, il declino dell'immagine degli Stati Uniti nel mondo, i voti che in casa repubblicana cominciano a passare ai candidati pro Kyoto, la pressione di oltre cento grandi aziende preoccupate di venire tagliate fuori dal mercato dell'energia pulita e dell'efficienza. Ed è stata costretta a cambiare posizione.
E' questo il dato centrale che emerge dalla conferenza di Bali. I numeri vengono dopo anche perché devono in larga parte essere ancora scritti. Gli scienziati dell'Ipcc hanno fatto la loro parte indicando la strada da seguire: meno 25-40 per cento di tagli alle emissioni serra al 2002, meno 50 al 2050. E' tanto? E' tantissimo. E' folle? E' quasi folle. Purtroppo è anche necessario e le misure concrete non possono che essere adottate man mano che si mettono a fuoco le soluzioni concrete. A Bali è stata decisa la roadmap per evitare il disastro climatico. Entro il 2009 si raggiungerà l'accordo sulla seconda fase del protocollo di Kyoto, quella che comincia dopo il 2012. E, in maniera graduale, dovranno essere coinvolte le grandi economie che ancora non hanno preso impegni, a cominciare da Stati Uniti, Cina e India. Ci vogliono consenso, tecnologia, coerenza, finanziamenti. E' una strada ancora incerta, tortuosa, lenta. Ma a Bali si è capito che è l'unica possibile.



www.repubblica.it


(15 dicembre 2007)

Saturday, December 01, 2007


Per dio quanto sei bella.

Non smetto mai di guardarti e più ti guardo più

una certa pioggia riaffiora dai meandri della terra.

La bacio e la tocco come farei con il sole.

Sei bellissima. E non smetto mai di guardarti.

E non smetto mai di pensarti o di amarti perchè non so fare altrimenti.

Perchè sei tutto e nulla nel giro di pochi istanti

perchè non so descriverti

e non so raccontarti

agli amici di sempre

Perchè ti ho perduto ed amato

ed amato e perduto più volte

e non mi capacito

neanche un solo secondo

di averti persa.

Così semplice

e così difficili

da governare

le emozioni che provo.

Non è una novità.

Moltissimi amanti cadono

nella reta dell'inconsistenza

una perspicace lungimiranza

che ci porta lontano

dalla libido di non essere

più uomini

ma creature di uno spazio

indefinito

incoerente

che non sappiamo se esiste e se le forme

che assume ci rassomigliano.

Per dio quanto sei bella.

E non smetto mai di cercarti.

Con occhi distratti

con labbra inconsuete

con mani infeconde

che malmenano

la speranza

di averti ancora nel sole. Si nel sole. Come una benidizione di primo arbore.

Ma dov'è che in fondo vanno

tutte queste persone?

Ho il diritto di pormi la questione Per dio?

O è soltanto

il mondo ad aver cambiato opinione

o è soltanto la strada

ad avermi fatto cambiare sguardo

verso

qualcosa di bello

che non smetto mai di cercare.

Monday, November 26, 2007


La prima volta va sempre così. Tutto su, dritto d'un colpo senza prender fiato.

Se esiti per un secondo perdi tutto il gusto.

Non ricordo con precisione la prima volta che ci provai, però ricordo che tu eri con me.

Adesso, il gioco è sempre lo stesso. La prima sale, la seconda scende. Aspetti un attimo che sopraggiunga la melodia e poi con delicatezza graffi la corda. Ci versi un po' di vino per farla scivolare meglio. La vita.

Tuesday, November 20, 2007

Damian è uscito a prendere un po'di sole, un'altra volta.


La prima volta che aveva tentato un approccio del genere, non pensò mai, nemmeno per un lontano secondo che quell'azione avrebbe potuto avere ripercussioni su un bel pezzo della sua vita. Così tanto per usare un po' di finzione tentò più volte e in maniera disperata di riappropriarsi della bellezza, di non lasciarla andare via così, così come se nulla fosse accaduto. C'era del bello, c'era la consapevolezza che oltre la dimensione umana esisteva solo il superfluo e c'era l'inconsapevolezza che prima o poi anche lui avrebbe dovuto fare i conti con la strada. C'era fantasia nel mondo di Damian. Nessuno avrebbe mai immaginato che entrare nel mondo dei "JUBBALUNGA" significasse rinunciare a qualcosa. Eppure qualcosa se andò, un qualcosa di non fisicamente percettibile.. ma un po' di quell'inutile incuranza delle cose sembrava non tornare più. Certo solo adesso si accorgeva di tutte le domande che non si era mai posto, domande di cui ignorava da sempre l'esistenza. Ma a quale prezzo?

Dipendeva forse da lui.. (ripeteva tra se e se), il non riuscire ad aprire più quella porta, il dover vedere il mondo, tutto, o bianco o nero? Non aveva risposte. E non voleva dedicare più tempo alla loro ricerca. Voleva ritrovarsi così, di botto, senza un perchè senza un solo pensiero, all'improvviso nell'immediatezza dei sensi, come se vi fosse stato coinvolto da sempre..nell'azione.

Era questo il mondo che mancava a Damian. E che non aveva il coraggio di ripercorrere o di affrontare perchè nascondere il passato significava essere avanti, precedere i tempi. Eppur quel passato l'aveva portato lì, come non potervi dunque fare i conti ?

Riguardandosi alle spalle..vedeva la strada sommersa. Il presente sembrava di gran lunga più importante. E fu per una semplice percezione che tutto il buio sparì per sempre..e a mai più ritornare. Damian colse nel passato un qualcosa che non gli apparteneva più. Il mondo dei "JUBBALUNGA" gli aveva gia mangiato un po' d'anima. E fu così che egli decise di restare suo malgrado nel presente. Ma di restarci a suo modo, aprendo gli occhi.. su un nuovo pianeta e lì costruirci la sua nuova casa. La sua vita.

Sunday, November 11, 2007

In un momento [Dino Campana]


In un momento

Sono sfiorite le rose

I petali caduti

Perché io non potevo dimenticare le rose

Le cercavamo insieme

Abbiamo trovato delle rose

Erano le sue rose erano le mie rose

Questo viaggio chiamavamo amore

Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose

Che brillavano un momento al sole del mattino

Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi

Le rose che non erano le nostre rose

Le mie rose le sue rose





P.S. E così dimenticammo le rose.

(per Sibilla Aleramo)

Sunday, November 04, 2007

Damian sempre lui


L'onda cavalcata è una leggenda. Non esistono uomini tanto capaci. All'inizio qualcuno credeva di poter fingere, illudersi che un po' d'amore avrebbe portato ricchezza.

Oggi però chiudi un'altra porta, la schiena nuda e non sento che pace. Sono calmo.

Assiderato nel ricordo. Ma l'onda è una leggenda che pochi possono comprendere.

Anche perchè non tutti si fanno le stesse domande e nessuno si regala le stesse risposte. La differenza è tutta qui. Perchè siamo diversi? Perchè ognuno ama diversamente se stesso.

Ed ogni carezza che ti fai è un diverso modo di ascoltare e chiamare di toccare con coscienza le cose. Amo scrivere non tanto perchè posso sentirmi al sicuro e certo di quello che sono. Ma amo scrivere perchè so e sappiamo che il senso che diamo alle parole ha sinfonie estremamente diverse da quelle che suonano altre persone. Siamo noi queste parole. Noi uomini. (per dirla alla Hikmet).

Così, si. Oggi abbiamo chiuso l'ennesima porta. Alla fine l'onda è andata a farsi benedire.

Però dai qualche sorriso mescolato al vino rosso o sangue (bè chiamalo come ti pare) è rimasto.

Certo non si può costruire una casa dentro a un bicchiere ma forse qualche breve illusione, almeno per il tempo di ricaricare le tue percezioni è rimasto.

Buona fortuna Damian.

Ne hai davvero bisogno.


ops:

questa punteggiatura. Quando imparerai?!



Friday, November 02, 2007


Sono cadute altre stelle. Altre notti hanno chiesto la loro presenza.
Sei bellissima. Come non mai. Come non avrei potuto
ricordarmi e come non potrò perchè troppa
è la lunghezza della pace che provo.
Sei bellissima. Illuminata come semre,
arida come la terra sulla quale poggio i miei silenzi.
E non ho voglia di perdermi in parole anguste
o disorientati discorsi senz'anima.
Ti sento così lontana e ad ogni passo
sono più vicino a me stesso.
Per Dio quanti venti la tua bocca racchiudono?
Sbalzato nell'aria come un rospo di primo albore,
sopraggiunge la musica.
E perduto nel ricordo
smetto appena di cercarti.
E ricomincio. Mai esausto della tua bellezza.

Tuesday, October 30, 2007

Il tempo non mi riguarda perchè il tempo mi appartiene


C'era una volta un cavallo pazzo e iracondo
di Damian

E' giunta un'altra giornata di pace. Ho toccato l'inutilità.
Addormentato sotto il sole.
Se avessi qualcosa da dire probabilmente scriverei libri.

Ora sono toccato, nudo e assente nel coraggio che mi dai.
Ma ora non mi servi più. Bè cosa aspetti? Vattenellanotte.

A dirla tutta non convengono le emozioni ma ci si può
guadagnare qualcosa sulla finzione.
Ipocrita, finto, stronzo. Stereotipi.
Ti amo.


L'ANGIOLINO MALEDETTO

di Arthur Rimbaud

Tetti bluastri e porte bianche
Come in domeniche notturne,

In fondo alla città senza rumore
La Strada è tutta bianca, ed è la notte.

La Strada ha strane case
Con persiane d'Angeli.

Ma verso un paracarro
Ecco venir di corsa, cattivo e intirizzito,

Un nero Angiolino che per troppo
Giuggiolo traballa.

Fa la cacca: e sparisce
Ma pare la maledetta cacca,
Sotto la santa luna che vaca
Di sangue sporco leggera cloaca!


Monday, October 29, 2007





In questa notte d'autunno (1948)


In questa notte d'autunno

sono pieno delle tue parole

parole eterne come il tempo

come la materia

parole pesanti come la mano

scintillanti come le stelle.

dalla tua testa dalla tua carne

dal tuo cuore

mi sono giunte le tue parole

le tue parole cariche di te

le tue parole, madre

le tue parole,amore

le tue parole,amica.

Erano tristi, amare

erano allegre,

piene di speranza

erano coraggiose, eroiche

le tue parole

erano uomini.


Nazim Hikmet

Sunday, October 28, 2007

Sunday, October 21, 2007

Trapunte, maglioni di lana e calzini da snowboard


Questa pioggia brucia il tempo. Questo tempo brulica sotto la neve. Miele, neve.

Freddo, eri gia qui. Qui di nuovo, strappato dal letto. Il torpore del mattino lo hai ancora sul viso.


Mi piacciono un sacco queste fredde giornate d'inverno. Non ho un camino però. Credo che in un futuro dovrò avere una casa con il camino.


Monday, October 01, 2007

RASSEGNAZIONE


Apro questo post per dare un filo logico ai miei pensieri, a riguardo.

C'è una costante non irrilevante che caratterizza una buona parte, (ottima direi) delle persone che abitano in questa città. La costante si chiama Rassegnazione, la variabile..non c'è variabile, o almeno sembra.

Ecco non posso fare a meno di notarla in ogni angolo di strada, in ogni frase o credo o modo di rincorrere le cose. C'è uno stallo onnipresente in ciascuno di noi. Lo leggo fuori ai soliti locali nelle solite strade, nelle solite facce e nell'ineluttabile individualismo che ci contraddistingue. Anche le persone che credi abbiano attorno altri mondi sembrano non tirarsi al di fuori di questa cerchia monotona che da tempo racchiude i modi di rapportarsi agli altri, alle situazioni.

E' una rassegnazione che percepisco di continuo, che a volte ritrovo anche in me e che mi fa un po' paura. Forse è dovuta alla mancanza di coraggio o alla pigrizia nel non riuscire a pensare che un'altra strada è possibile e che andare via non è poi un modo per sfuggire ai problemi ma una necessità. Si perchè la realtà è che qui non c'è DAVVERO nulla e più fai finta di nulla più rischi di restare incanalato in un finto virtuosismo che ti porta a rimandare e a rimandare e a rimandare.

Prima non credevo che la mia vita sarebbe andata così, come ora non credo che andrà sempre così. Ma se non siamo noi a decidere di voler cambiare le cose, di fare quel passo, quel breve passo che ci contraddistingue da un ameba, che va anche contro ogni logica che non sia la tua non saremo in grado neanche di essere noi stessi in futuro, e aver seguito tutti gli schemi non ci darà la felicità. Si è creato un distacco abissale quasi inpercorribile tra ciò siamo e ciò che ci abituiamo ad essere, in balia degli eventi e del grande futuro che arriverà solo il giorno dopo e l'altro dopo ancora. Ecco, io non voglio finire così. Non voglio abituarmi all'andare delle cose, non voglio che la mia mente si atrofizzi nel risaltare particolari privi di stimoli e colori. E non voglio che la mia pigriza mi porti a dover desiderare di andare via con la leggera consapevolezza che in realtà mi sono costruito un piccolo mondo. Ecco io non voglio costruirmi un piccolo mondo. Ho paura che ciò mi potrebbe portare ad escludere altre strade. Forse sono io che vedo tutto black and white. Ma io non metto la firma su nulla. Non voglio accomodarmi ma restare scomodo per molto molto tempo.


A tal proposito credo che questa famosissima poesia di Neruda riesca a postulare "per aeternum" ciò che ho appena detto.



Lentamente Muore

[Pablo Neruda]


Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca o colore dei vestiti,
chi non rischia,
chi non parla a chi non conosce.
Lentamente muore chi evita una passione,
chi vuole solo nero su bianco e i puntini sulle i
piuttosto che un insieme di emozioni;
emozioni che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbaglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti agli errori ed ai sentimenti!
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza,
chi rinuncia ad inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia e pace in sè stesso.
Lentamente muore chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare,
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli si chiede qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di
gran lunga
maggiore
del semplice fatto di respirare!
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di
una splendida felicità.

Sunday, September 30, 2007

La verità, cos'è ?


Scivola via, saltami addosso, bacia la fortuna, bacia la strada, aspetta il tuo turno, aspetta il suo turno, sorridi alla notte, beffa la luna, corri via, via da qui, vai lì, lì lontano da qui, aspetta i suoi occhi, bacia i suoi occhi, ecco la morte, ecco la vita, ecco l'incontro, ecco la rabbia, distruggi i ricordi, distruggi le emozioni, distruggi le tue percezioni, annulla la mente, vai avanti e continua a correre, nuove pareti, nuovi mondi, nuove facce, nuovi jeans, nuove parole, nuovi orizzonti, nuova novella, la vecchia storiella, che più di tanto non conta, che più di tanto è gia qualcos'altro.

Annulla la colpa, annulla i gia morti stridenti pensieri, che tanto non smetterai neanche un secondo di dirti che bello, sono gia andato.

Friday, September 21, 2007

surPLUS !

ERIK GANDINI


Biografia: Nato a Bergamo nel 1967, si trasferisce in Svezia all’età di 18 anni dove vive tutt’ora. Il suo primo documentario, RAJA SARAJEVO realizzato nel 1994, narra la storia di un gruppo di giovani amici nella Sarajevo assediata. Il documentario è stato realizzato con una piccola telecamera hi-8 durante la guerra. Da allora Gandini ha realizzato documentari che hanno ottenuto numerosi riconoscimenti in ambito internazionale. NOT WITHOUT PRIJEDOR, 1996 AMERASIANS, 1998 SACRIFICIO-Who betrayed Che Guevara? 2001 SURPLUS-terrorized into being consumers 2003 Vincitore del Silver Wolf all’International Documentary Filmfestival di Amsterdam Il suo ultimo lavoro è GITMO-THE NEW RULES OF WAR, co-diretto con Tarik Saleh e presentato in anteprima all’IDFA di Amsterdam dove è stato inserito nelle prestigiose sezioni ”Joris Ivens” e Amnesty International Award. GITMO ha vinto il primo premio al Seattle International Film Festival 2006 ed il gran premio della giuria al Miami Film Festival 2006.


Schede film:


Surplus


Sacrificio. Chi ha tradito Che Guevara?


Raja Sarajevo


Gitmo - the new rules of war




Surplus: terrorized into being consumers è un documentario di contenuti forti e di perizia tecnica. Le contraddizioni del mondo moderno si materializzano nelle immagini della tv, nei volti dei capi politici, nei simboli del consumismo, negli scontri durante il G8, nel lavoro di operai indiani, nella Cuba di Fidel Castro. Il commento parlato è affidato principalmente a John Zerzan, intellettuale anarchico americano, intervistato appositamente per il film. La sua posizione radicale ha portato a considerarlo l’ideologo dei black block; lui, pur non dichiarandosi tale, sostiene che «distruggere banche e vetrine non è violenza, è più violento stare a guardare Mtv ingurgitando cibo svaccati sul divano». In realtà, il commento più incisivo è ottenuto dalla ricerca tecnica, attraverso cui il documentario si sviluppa con un ritmo che lo avvicina molto al videoclip. Il regista si è affidato in gran parte alle potenzialità del montaggio e del commento musicale, dai quali nasce la vera e propria denuncia. L’accostamento ragionato in termini sarcastici di voci e immagini (molto utilizzata la reiterazione) sono la maniera più efficace per l’evidenziare l’assurdità di un mondo in cui "il 20% della popolazione consuma l'80% delle risorse". Nel 2003 Surplus ha vinto il Silver Wolf award, come miglior documentario al festival IDFA di Amsterdam. «Non voglio dare messaggi - racconta - e non prendo posizione, sono un cineasta, mi interessa capire temi che sono all'attenzione di tutti. Ero a Genova al G8, mi bruciarono la Fiat 500, provai a capire perché qualcuno l'aveva fatto. Al ritorno in Svezia trovai che ancora si discuteva delle proteste di Goteborg a marzo, ma, come qui, sempre dal punto di vista dell'ordine pubblico. Nel film di Davide Ferrario Le strade di Genova ho visto che hanno bruciato la mia auto perché era vicina a una Volvo. Da lì ho provato a capire, lavorando per accostamenti, senza avere una tesi preventiva. Cuba è l'esempio del non consumismo anche se questo stile è imposto da una dittatura. Zerzan è stato molto disponibile, lo si contatta anche attraverso internet ma è solo uno che ha letto e scritto molto, rifiuta di essere ispiratore di qualcuno».




Svezia/Italia - 2003 - 52'


http://www.docume.org/index.asp

Sunday, September 16, 2007

L'altrove di ognuno


Ho lo stomaco a pezzi.

Ho fatto a pezzi l'amore.

E con lui ogni emozione è volata via, defunta nell'indifferenza.

Ho lo stomaco a pezzi.

Ho annullato i miei sensi.

E con loro ogni cosa non ha odore o colore.



Ho la mano incagliata, in una morsa tenace di puro sarcasmo.

Sono così stanco che non riesco a dormire. (Cit.)

E ho paura che sopraggiunga la notte.

Per dormire c'è ancora tempo.

Ed ho lo stomaco a pezzi.



Tu non puoi saperlo.

Rivesti e stupri le tue fantasie.

Ho fatto a pezzi il sorriso,

ho distrutto i ricordi.

Ho lo stomaco a pezzi.
La mia rabbia è inadatta
La sua pelle gia morta
Non conta che le lune spezzate
Tutto quello che c'era
ora è in un gran pasticcio di etere
Siamo giunti alla fine
io ho i miei shock di sublime elettricità
Tu hai le tue chiavi segrete
e mille lacrime raccapriccianti
Io non ho che il mio stomaco a pezzi.

Wednesday, September 05, 2007

L'acqua te la funtana



L' acqua te la funtana è mara mara
Ca se nu ‘nnera mara ca se nu ‘nnera mara
L' acqua te la funtana è mara mara
Ca se nu ‘nnera mara ca se nu ‘nnera mara
Amore miu me la bbivia

(Ritornello...)
Comu gira comu zzumpa e balla
Comu gira la nninella mia
Ci vorrebbe na zitella ci vorrebbe na zitella
Comu gira comu zzumpa e balla
Comu gira la nninella mia
Ci vorrebbe na zitella

Per goder la gioventù


La mamma me mandau a li zanguni
ma ddittu ca sta sira ma ddittu ca sta sira
La mamma me mandau a li zanguni
ma ddittu ca sta sira
amore miu su mmaccarruni


Ritornello.


Marangia e marangella
tu si ingiallita
mo vi' ca ta' futtuta mo vi' ca ta' futtuta
Marangia e marangella
tu si ingiallita
mo vi' ca ta' futtuta
amore miu la gelatura



Ritornello.


Quando era zitu iu tuttu tiurnisi
mo ca maggiu nzuratu mo ca maggiu nzuratu
Quando era zitu iu tuttu tiurnisi
mo ca maggiu nzuratu
amore miu su comu li mpisi



Ritornello.

Monday, August 27, 2007

Estate in Salento, 2007, A NOTRE SANTE' !











Ci sono cose che non hanno odore. C'è una miriade di elementi in natura che invece hanno un profumo pazzesco. Uno di questi è dato dalle persone che ti circondano. Alcune di queste lasciano il segno non c'è nulla da fare, sono le persone con cui sai di poter stare bene un'intera vita e un'intera vita non è neanche abbastanza. Sono quelle persone che sai di poter rincontrare sempre, con le quali ti mostri spontaneamente per quello che sei, con le quali non adotti maschere o stereotipi tristi tristissimi. C'è una semplicità di comunicazione, di condivisione di emozioni alla base che è davvero difficile da trovare così autentica. E' cosi che è andata quest'estate, molto semplice, molto poco ricercata, ma per nulla scontata. E' proprio questo il profumo a cui mi riferisco. Certo dura poco, ma ti rimane qualcosa in più.
(ah, quello sotto è Luca che si azzeccava con la macchina...)


Friday, July 27, 2007

Ultime Giornate estive, vaporose di luglio.


Tutto qua. C'è chi parte e chi ritorna. Chi è partito e ripartirà fra poco ma anche chi non è mai partito e non ha mai pensato di farlo e poi i soliti, gli invincibili coloro che partono e a mai più ritornare. Il caldo torbido del nuovo secolo fa accapponare la pelle. Appena sceso dall'aereo ho potuto subito notare le immense devastazioni delle colline. Nere, color pece, color deseo, color morte. Sono passato da un tunnel di aria condizionata all'altro, prima il tram che mi ha lasciato a caselle torinese e dal tram all'aeroporto, dall'aeroporto all'aereo dall'aereo all'aeroporto di napoli. E da lì il travaglio. Damian ha passato una piacevole settimana a Torino, città dei morti città dell'arte, città del lungo po' con i suoi murazzi, città del museo egizio, città "superga", città di piazza Castello, della piazza Carlo Alberto, città dell'aperitivo al Km 5, città del Grom, del parco del S. Valentino. Città di bar antichi, di infinite librerie, del risotto alle ortiche, della Littizzetto e perchè no anche dei Subsonica e della 500. Quadrilatero romano, Portapalazzo, il Baloo. Il bus n°68 dove perdo la mia cittadinanza e inizia il confronto, per i vecchi piemontesi forse lo scontro.
Un sacco di facce, un sacco di colori, un sacco pieno di fiori. Eppure c'è sempre un po' di silenzio. E a me è sembrato il silenzio di chi non ha poi molto da raccontare o di chi è perfettamente legato al proprio focolaio. Certo è, che dovrei passarci un bel po' di tempo per poter capirci qualcosa. Almeno capire perchè certe ragazze e non altre. Perchè certe persone le incontri soltanto lontano da casa. E soprattuto capire perchè d'improvviso non ti importa poi tanto di quello che avevi vicino.

Wednesday, July 18, 2007

Afghanistan, la guerra per l'oppio - Peace Reporter


Lashkargah, profondo sud dell'Afghanistan, primavera 2007. Le acque del fiume Helmand, che serpeggia lento e sinuoso attraverso il Dashte-Margo, il Deserto della Morte, danno vita e fertilità a una terra altrimenti arida. Nell'aria calda e polverosa della città, il profumo degli alberi di mandarino in fiore si mescola all'odore acre di carne bruciata dei cadaveri straziati e carbonizzati dall'esplosione dell'ennesimo uomo-bomba saltato in aria in centro. Nella notte tiepida e illuminata dalla luna, il dolce canto dei grilli fa da sottofondo al rumore degli elicotteri da guerra e dei jet militari che volano senza sosta, carichi di missili e bombe che sganceranno sui villaggi controllati dai talebani. Missili e bombe che uccidono centinai di civili, come testimoniano i feriti che arrviano nell'ospedale di Emergency a Lashkargah. Ma nessuno lo dice, perchè dall'anno scorso il governo afghano, di concerto con la Nato ha imposto la censura più completa su qualsiasi notizia che possa ingenerare sentimenti "contrari alle forze internazionali presenti nel paese". Forze che a Lashkargah non si vedono più: hanno paura. Contrariamente a quanto accadeva fino a pochi mesi fa, oggi è impossibile incrociare per le polverose strade della città i Land Rover dell'esercito britannico. Questa è zona loro: se ne stanno chiusi nella loro base-fortezza, il Prt di Lashkargah. In giro ci sono solo soldati e poliziotti afghani armati fino ai denti, oltre ai contadini e ai primi braccianti stagionali che da tutto il paese stanno affluendo per il raccolto qui in Helmand, dove si produce la metà di tutto l'oppio afgano.
Nei campi fuori città, i papaveri da oppio sono sfioriti e quasi pronti per essere incisi. Quest'anno si prevede un raccolto che straccerà ogni record storico. Le abbondanti piogge primaverili, del tutto eccezionali per questa regione arida, dovrebbero garantire una produttività mai vista prima, sfondando addirittura il tetto dei cento chili di oppio per ettaro, il doppio della norma. Molto di èiù di quanto renderebbero altre colture come il riso, il grano o il mais. Vista la mancanza di alternative, senza l'oppio gli afgani morirebbero di fame. Per questo sono pronti a difendere i loro campi anche con le armi, anche a costo della vita. Sono già decine i contadini uccisi quest'anno dalla polizia afgana impiegata nella campagna antidroga del governo Karzai, sostenuta dai quattrini della comunità internazionale. Ma anche questi fatti vengono tenuti nascosti, o camuffati: i contadini uccisi diventano, da morti, talebani. Una campagna antidroga fantasma che in 5 anni non ha dato alcun risultato. La produzione dell'oppio in Afghanistan non è mai stata florida come sotto il governo Karzai. L'anno scorso nel paese c'erano 165mila ettari di terreno coltivati a oppio e quest'anno sfioreranno i 180mila ettari. Il doppio del presunto record stabilito sotto il regime talebano. Le strade delle città europee sono inondate di eroina "made in Afghanistan" molto più oggi di quando a produrla c'erano i mullah con turbante e barba lunga.

Proprio alla periferia di Lashkargah, all'ombra di un grande cartellone che pubblicizza i raid antioppio delle ruspe governative incontriamo Faizullah e Nur, due coltivatori amici di amici di amici che hanno acconsentito a raccontarci cose che non si dovrebbero dire a nessuno, tanto meno a uno straniero. "Voi credete che il governo venga a distruggere i raccolti. Invece viene a rubarli", afferma il barbuto afgano lasciandoci a dir poco perplessi. "Vedete quei camion laggiù?", dice indicando una lunga fila di mezzi parcheggiati ai margini della città. "Sono quelli sui quali il governo caricherà i papaveri tagliati dalle ruspe, per poi portarli a Kabul dove tutto dovrebbe essere bruciato in grandi falò. Ma li avete mai visti questi falò?", domanda Faizullah facendo la faccia di chi la sa lunga. "Dovrebbero farli davanti alle telecamere, dando alla cosa la massima pubblicità, non vi pare? Invece dicono che fanno tutto di nascosto per motivi di sicurezza. La verità è che l'oppio viene portato nelle raffinerie del governo, trasformato in eroina, e poi smerciato all'estero. Altro che campagna antidroga!"
Interviene il suo amico, Nur, il quale ci invita a riflettere su un semplice fatto. "Secondo voi, per quale ragione il governo decide di distruggere i campi di papavero proprio in coincidenza con il raccolto? Perchè aspetta che i papaveri siano pronti? Se lo scopo fosse veramente quello di distruggere i raccolti, il governo potrebbe mandare le ruspe prima, quando i papaveri sono ancora bassi. Invece aspetta la maturazione delle piante, per raccoglierlem non per distruggerle."
Dopo la chiacchierata con Faizullah, decidiamo di approfondire l'argomento. Parliamo con altri coltivatori di papavero. Tutti confermano: il governo di Kabul finge di lottare contro il narcotraffico, ma in realtà sta semplicemente cercando di imporre una sorta di monopolio di Stato su questo lucroso business, colpendo solo i produttori di oppio "antigovernativi", quelli che non si adeguano o peggio sfidano le autorità. "Chi come me ha un campo di oppio - spiega Gulama - ha due spese principiali, che sostiene in oppio o in denaro: pagare la manodopera stagionale necessaria per il raccolto lasciando ai braccianti una parte dell'oppio da essi da essi raccolto, e pagare il governo per mettere al riparo il campo dalle ruspe e dalle irruzioni della polizia. Chi non paga questa tassa, o peggio paga il pizzo ai talebani, rischia che il suo raccolto finisca razziato dal governo". Che fine faccia l'oppio che arriva a Kabul a bordo dei camion mostratici da Faizullah ce lo spiega Sayed, che ha un fratello che lavora per il governo nella capitale. A suo dire, fino ad un paio di anni fa, quell'oppio veniva trasportato direttamente all'estero, soprattutto in Iran e Tagikistan, dove c'erano le raffinerie in cui veniva trasformato in eroina da inviare in Europa. " Oggi il governo ha capito che conviene costruire raffinerie qui in Afghanistan così da smerciare direttamente il prodotto finito... con dieci chili di oppio si fa un chilo di polvere bianca: un camion carico di eroina ne vale almeno dieci carichi di oppio... gira voce che molti di questi carichi vengano rivenduti o regalati, anche a ufficiali stranieri, soprattutto statunitensi", spiega Sayed. Al di là delle leggende urbane, i racconti di queste e di molte altre persone che abbiamo incontrato a Lashkargah descrivono una situazione completamente diversa, anzi opposta rispetto a quella che conosciamo in Occidente: il governo di Kabul sostenuto dalla nostre truppe e dai nostri soldi finge di lottare contro la produzione e il commercio dell'oppio, in realtà ci è invischiato fino al collo. Il che non dovrebbe stupire più di tanto, se si considera che Walid Karzai, fratello dell'elegante presidente afgano, è noto per essere il maggiore trafficante d'oppio della regione di Kandahar.
Sotto la tutela dell'Occidente, USA in testa, l'Afghanistan sta diventando il narco-Stato più potente del pianeta. Il famoso "Triangolo d'oro" in Indocina è diventato una bazzecola a confronto. Due realtà lontane, accomunate però da una caratteristica che fa riflettere: quella di svolgere, o di aver svolto, il ruolo di roccaforte alleata degli Stati Uniti nelle loro guerre contro il "male" del momento: il comunismo ieri, il terrorismo oggi. Una volta chiesi a un esperto straniero di questioni economiche: "Qual'è la vera ragione per cui gli Stati Uniti hanno invaso l'Afghanistan nel 2001? Visto che lì di petrolio non ce n'è e la famosa faccenda dell'oleodotto della Unocala era marignale e superata, l'hanno fatto per cosa: per vendicare gli attentati dell'11 settembre oppure per difendere i loro interessa strategici nella regione, le basi militari a ridosso della Cina?".
Lui rispose: "Nè l'uno nè l'altro. In Afghanistan non c'è petrolio, ma c'è l'oppio. Nel 2000 i talebani, per ottenere il riconoscimento della comunità internazionale, avevano smesso di coltivarlo, destabilizzando e rischiando di mettere in crisi il terzo mercato più redditizio del pianeta dopo quello del petrolio e delle armi: quello della droga. Ora tutto è tornato a posto".

Thursday, July 12, 2007

Fame, Arthur Rimbaud


Se ho voglia, è soltanto
Di terra e di pietre.
Il mio pranzo è sempre aria,
Roccia, carbone, ferro.

Girate, mie fami. Brucate
Il prato dei suoni.
Succhiate il gaio veleno
Delle Campanule.

Mangiate i ciottoli infranti,
Le vecchie pietre di chiesa;
I sassi dei vecchi diluvi,
Pani sparsi nelle valli grigie.

Il lupo urlava sotto le foglie
Sputando le piume belle
Del suo pasto di polli:
Come lui mi consumo.

Le insalate, la frutta
Chiedono d'essere colte;
Ma il ragno della siepe
Mangia solo violette.

Che io dorma! che ribolla
Sugli altari di Salomone.
Il brodo corre sulla ruggine,
E si mischia col Cedrone.

Infine, oh felicità, oh ragione, scostai dal cielo l'azzurro, che è un nero, e vissi, scintilla d'oro della luce natura. Dalla gioia, assumevo un'espressione il più possibile buffonesca e balzana:

E' ritrovata!
Che? l'eternità.
E' il mare sciolto
Nel sole.

Saturday, July 07, 2007

GREEN REVOLUTION / 2 generazioni a confronto ?



Siamo i figli di mezzo della storia, senza scopo né posto. Non abbiamo la grande guerra né la grande depressione.
La nostra grande guerra è spirituale, la nostra grande depressione è la nostra vita. (Fight Club)



Non è così. Qualcosa di importante e grande a cui rivolgere le proprie energie c'è e si tratta di ridurre i danni causati da quelle stesse generazioni del passato. Risolvere una mentalità che denigra il presente e cerca di rapportarsi onnipresentemente ad un passato che ci ha portato fin qui. Lasciare ad esempio sui libri di storia ciò che è stato degli anni 60 e riscrivere nuovi pezzi più importanti, più concreti.
Io credo che la nostra generazione abbia davvero, un qualcosa verso cui rivolgere le proprie energie e la propria bellezza. Un qualcosa per cui lottare e verso cui rivolgere le proprie passioni.
E' possibile essere una generazione concreta di come non se ne sono mai viste.
Il problema che abbiamo oggi non è più un modo diversificato di far emergere il proprio spirito, ma è un potersi sentire uniti in tutti gli angoli remoti del globo.
Si tratta di etica, o meglio di etica ambientale. Si tratta di poter sperare ancora di arrivare a CapoNord senza il timore che quel punto non esista più. Significa andare in Terra del Fuoco senza la paura che ci potresti lasciare la pelle.
Prima ho ascoltato Al Gore parlare sull'iniziativa del Live Earth 2007, le sue parole non mi hanno colpito granchè ma tutto ciò andava fatto comunque.
Ci siamo cosi tanto battuti nelle contestazioni che oggi mi rendo conto di non riuscire a cogliere l'importanza in ciò che di ovvio e semplice c'è e che oltre ad esserci è necessario.
Da come ne parlava lui, gli americani sarebbero ancora incerti, ancora increduli che il clima stia cambiando e che molti di loro non danno credito a quelle che sono le stime e le informazioni apportate da scienziati di tutto il mondo.
E' emerso come un'intera nazione sia stata strumentalizzata al fine consumistico e come essa non abbia opportunità di accedere ad informazioni tanto preziose per la vita dei suoi individui. E mi è dispiaciuto vedere quegli hippy che nel sessanta urlavano e si dimenavano contro i mali del mondo, essere oggi schiavi del frigorifero e della tv. Tutto in MaxiPortata, tutto più BIG & EXTRALARGE, tutto XXL. Mentre oggi tutto richiede qualcosa in meno, un po' di umiltà anche quando ci si lava i denti o quando si fa la lavatrice.
E mi è dispiaciuto ancora di più vedere quei gran "signori d'oggi" aver indotto la propria mentalità schiavistica e rinunciataria-individuale nei propri figli.
Ovviamente l'effetto serra e il surriscaldamento del pianeta non è un problema che riguarda solo l'America. Ma è lei da cui oggi dipendiamo. Ed è lei che deve dare un input affinchè le altre nazioni non debbano temere di perdere un certo prestigio economico. Ciò non significa che noi possiamo accomodarci ma anzi divulgare a più non posso ciò che oggi ci riguarda da vicino. Veramente MOLTO da vicino. Vedere che una nazione come gli USA stiano ancora a tal punto è grave. Ma più che grave fa paura.
Per cui W l'ovvietà e le frasi scontate perchè anche se si tratta di "ironia della sorte" e a questo punto che la contestazione individuale del passato, carica di ipocrita indifferenza finisce.

posto alcuni link utili:


5 Azioni per cambiare clima:

http://www.legambiente.com/documenti/2006/0120_cambiodiclima_2006/azioni.php


Azzero CO2:

http://www.azzeroco2.it/


Petizione NO AL CARBONE, NO AL NUCLEARE SI ALL'ENERGIA PULITA


http://www.legambiente.com/documenti/2006/0120_cambiodiclima_2006/petizione.php


Wednesday, July 04, 2007

Saturno Contro


« Ci sono momenti come questo in cui riesco a sentirmi felice. Voglio che rimanga tutto così per sempre. Anche se so che per sempre non esiste »

Tuesday, July 03, 2007

Elogio della QUALITA' !


Augh !
Stamattina mi sono svegliato di botto dal candido torpore del letto e da qualche sogno sconvolgente che non sto qui a raccontare (a quest'ora i bambini fanno ancora marameo), e il primo pensiero che ho fatto è stato: tra 6 giorni hai l'esame, e il secondo pensiero è stato che tristezza questa gente che parla solo di esami e di università e di contorni vuoti. E mi sono dovuto necessariamente includere anche io nella setta anzi più che setta nella moltitudine, insomma per dirla alla Capossela... nella quantità!
Perchè si va bene non essere delle nullità, va bene cercare le proprie soddisfazioni e va bene che la coscienza non abbia di che discutere o il senso di colpa universale non abbia modo di divorarti l'anima. Ma in tutto questo dev'essere compreso anche un po' del resto, avere il tempo di godersi i propri sforzi (più o meno come quando vai in bagno), cercare di posare lo sguardo in ogni direzione e in ogni direzione cogliere la bellezza, per dirla alla Capossela... la qualità !
Perchè certo è che le due cose devono coesistere assolutamente, altrimenti tutto è privo di senso, tutto è indifferenza, tutto è perduto !
(Maledetta idealizzazione della realtà credevo di averti gia sconfitto innumerevoli volte..)

Cosi va bene continuare a sperare di costruire qualcosa (chi mi conosce bene sa cosa intendo: Hawai Mexico Cuba S. Francisco Terra del Fuoco, Galapagos ecc..) ma non bisogna perdere di vista i colori. Altrimenti il ritorno nel baratro è assicurato !!!

Ecco ho finito. E mi sa che devo smetterla di svegliarmi con tutti questi pensieri.

Sunday, July 01, 2007

Non al denaro, non all'amore, nè al cielo


Evaporato in una nuvola rossa
in una delle molte feritoie della notte
con un bisogno d'attenzione e d'amore
troppo "Se mi vuoi bene piangi"
per essere corrisposti,
valeva la pena divertirvi le serate estive
con un semplicissimo "Mi ricordo"
per osservarvi affittare un chilo d'erba
ai contadini in pensione e alle loro donne
e regalare a piene mani oceani
ed altre ed altre onde ai marinai in servizio,
fino a scoprire ad uno ad uno i vostri nascondigli
senza rimpiangere la mia credulità:
perchè già dalla prima trincea
ero più curioso di voi,
ero molto più curioso di voi.


E poi sospeso tra i vostri "Come sta"
meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci,
tipo: "Come ti senti amico, amico fragile,
se vuoi potrò occuparmi un'ora al mese di te".
"Lo sa che io ho perduto due figli",
"Signora, lei è una donna piuttosto distratta".

E ancora ucciso dalla vostra cortesia
nell'ora in cui un mio sogno,
ballerina di seconda fila,
agitava per chissà quale avvenire
il suo presente di seni enormi
e il suo cesareo fresco,
pensavo è bello che dove finiscono le mia dita
debba in qualche modo incominciare una chitarra.


E poi seduto in mezzo ai vostri "arrivederci",
mi sentivo meno stanco di voi
ero molto meno stanco di voi.


Potevo stuzzicare i pantaloni della sconosciuta
fino a vederle spalancarsi la bocca.
Potevo chiedere ad uno qualunque dei miei figli
di parlare ancora male e ad alta voce di me.
Potevo barattare la mia chitarra e il suo elmo
con una scatola di legno che dicesse perderemo.
Potevo chiedervi come si chiama il vostro cane
il mio è un po' di tempo che si chiama Libero.
Potevo assumere un cannibale al giorno
per farmi insegnare la mia distanza dalle stelle.
Potevo attraversare litri e litri di corallo
per raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci.


E MAI CHE MI SIA VENUTO IN MENTE,
DI ESSERE PIU' UBRIACO DI VOI
DI ESSERE MOLTO PIU' UBRIACO DI VOI.


F. De Andrè
1975

Friday, June 29, 2007

Nokturna 04 Sensation




Te ne sei andata con un sorriso e una lacrima.
Hai stretto al tuo cuore, fortissimamente, qualche ora del tempo passata insieme.
La bellezza ha parlato di te in ognuna di queste mattine,
ogni volta che il sole squarciava la stanza,
vi era finalmente un motivo per poter sorridere
per poter lasciare quella luce libera di infastidirmi.
Ma adesso, che nel giro di un soffio di vento,
chiudi la porta e ti lasci accompagnare dalla malinconica distanza,
e dalla tremenda incertezza,
del chissà quando e se sarà ancora breve,
nell'attimo di quello che resta,
strugge il cuore e l'anima rifiuta la vita.
O non piangere,
mia piccola noce, mia stella, cascata in furore, mia rosa, mio amore.
Non piangere.
Ridiamo insieme, in questo mondo che si prende gioco di noi.
Che dall'alba alla notte di ogni giorno che il tempo scandisce
di noi si fa beffa e a mere creature rimembranti ci riduce.
La tua dolcezza e il tuo viso è ancora qui.
E tutti quei colori e quei profumi felici
che ti han detto:"Noi veniam con te"..
ritorneranno.
Eccoti ancora.
Eccomi gia partito.

Thursday, June 21, 2007

De Andrè et François Villon


Ballata degli impiccati

Tutti morimmo a stento
ingoiando l'ultima voce
tirando calci al vento
vedemmo sfumar la luce

L'urlo travolse il sole
l'aria divenne stretta
cristalli di parole
l'ultima bestemmia detta

Prima che fosse finita
ricordammo a chi vive ancora
che il prezzo fu la vita
per il male fatto in un'ora

Poi scivolammo nel gelo
di una morte senza abbandono
recitando l'antico credo
di chi muore senza perdono

Chi derise la nostra sconfitta
e l'estrema vergogna ed il modo
soffocato da identica stretta
impari a conoscere il nodo

Chi la terra ci sparse sull'ossa
e riprese tranquillo il cammino
giunga anch'egli stravolto alla fossa
con la nebbie del primo mattino

La donna che celò in un sorriso
il disagio di darci memoria
ritrovi ogni notte sul viso
un insulto del tempo e una scoria

Coltiviamo per tutti un rancore
che ha l'odore del sangue rappreso
ciò che allora chiamammo dolore
è soltanto un discorso sospeso




http://it.wikipedia.org/wiki/La_ballata_degli_impiccati

Sunday, June 17, 2007



Non c'è più il tempo. Per parlare, ridere, urtarsi contro.
Non c'è più miele, rosa, o bocciolo d'ambrosia intatta
che possa ricondurmi il passo, qui. Perderlo per sempre tra le tue distrazioni.
Così mia strega,
Al di la del velo di lino, che ancora dall'alto della collina brulla,
ti ricopre tutta, sullo sfondo bianco delle case di Donoussa,
e la malizia e il pudore rende schiavo di tale immensità,
giunge il nostro vento che con un colpo eburneo di candido misfatto
quel velo posato a nascondere la tua bellezza, il verbo e la carne,
quel bianco nicchio che ti rende ninfa di cotanta quiete e col quale ti fai scudo,
è trascinato giù a percorrere confini dolci,
a confondersi con la corrente ghiacciata del mare vicino.
Fosse tutto qua, mia rosa, sarebbe gia il più bel gioco del mondo!
E invece quel limpido gelido mattino
che ci entra nella carne portando con se tutta la sua disperazione
ti rende nuda agli occhi dei passanti, increduli e infecondi,
perchè quel mare mostra loro la vita, ed è la prima volta che essi sono in grado di apprezzarla
ed ecco sopraggiungere i miei occhi,
dei quali solo scorgo la felicità perchè è nei tuoi che essi vacillano,
ecco la tua pelle giace lì come seta impaurita dal mondo.
E' lei la natura che non passa la mano,
e che accompagno ancora un po'.. fino al prossimo rumore.

Monday, June 11, 2007

Il ritorno del piccolo Damian


Periodo strano per il piccolo Damian.
Continuano ad alternasi prepotentemente stati eclettici di felicità a stati di profondo e consapevole torpore visivo/mentale, che lo portano a sottrarsi all'infinito delle possibilità e lo rilegano come si fa con un vecchio libro nel ricordo di ciò che ne è stato, di ciò che è rimasto e di ciò che non sarà più.
Si delineano quindi due profili di intensa estromissione dalla praticità così emozionante del pianeta terra, due punti oseremo dire in cui confluiscono possibilità, scelte, sintesi di ciò che sentiamo o rispettivamente di ciò che dobbiamo, male e bene a seconda del proprio umano sentire.
Da una parte una realtà, dall'altra una realtà un po' più lontana ma non impossibile.
Mara sta per tornare e la cosa lo riempie di gioia, la piscina sta per aprire e la cosa anch'essa lo riempie di gioia, l'università sta per andare in vacanze e deve dare ancora altri due esami, e l'estate sta per finire, Damian dovrebbe essere felice, e in effetti sa di esserlo, d'altra parte però manca un soffio così per esserlo pienamente..

Sunday, June 10, 2007

L'antica Grecia


Vedo il vuoto nelle cose e leggo l'inutilità in ogni dove o come. E trovo spazio altrove,
dove il sole non batte e la nudità del cuore è un'atroce pecca per questo divino coesistere.
Cerco spazio, infido tremore nella notte ammaliante.
Stupratrice miserevole trascina la mia carne nel letto di Ares.

Oh quanta vita e quanto disprezzato desiderio!
Vai via, misera megera, nottambula dell'Eden!
I pagani, loro avevano accettato l'imperfezione, resa al pari del divino!

Monday, June 04, 2007

Moulin Rouge !


Quello che mi son chiesto è quel che mi son detto..
che le cose non andran sempre così, perchè così non è giusto.
Non è giusto che non vi sia spazio, per la poesia nel mondo che vedo in lontananza.
Che non via sia amore, che non ci sia tu.
Cosi voglio diventar matto, impazzire se è necessario ma ritrovarti per sempre, nelle proiezioni del mio essere. Confermare che esisto, perchè ne possiedo l'essenza, perchè sono posseduto dalla stessa essenza che ti fa distendere il sorriso.
Che si parli di poesia e di rivoluzione, di libertà e di passione di voglie matte ma di amore.
Che non si lasci più spazio al mero illusorio inganno dell'affare.
E che la morte sola possa dire: " fine! "
E che non vi sia mai fine a noi due. Mai.


Thursday, May 31, 2007

Poesìa Rebelde

(Zabriskie Point. jpg)

Sei la mia schiavitù (1949)

Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d'estate
sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
tu, alta e vittoriosa
sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso
in cui ti afferro

[Nazim Hikmet]

Wednesday, May 23, 2007

IRON LIKE A LION IN ZION !!!


Queste sono quelle cose che ti capitano dopo un sacco di tempo. Tutto il tempo trascorso a cercare chissà dove quella che è la sensazione che misura la bellezza a cui aspiriamo. E per bellezza intendo il tutto, intendo la felicità in tutte le sue salse!
Cosi oggi mi è successa una cosa stupenda, ho rincontrato la bellezza sulla quale avevo fondato il mio modo di rapportarmi al mondo. L'ho ritrovata grazie ad una canzone che mi ha sempre accompagnato, conosciuta dai molti ma che a pochi fa venire la pelle d'oca. Ho ritrovato nel mio cuore quella voce struggente e quella chitarra stonata che ho sempre tenuto vicino e che per un po' avevo messo da parte.
Probabilmente dovrei dedicargli un'elegia, ma probabilmente cio risulterebbe superfluo.
Cosi mi affido semplicemente alle emozioni che questa voce mi da.


La canzone è Redemption Songs e la voce è quella di Robert Nesta Marley.


Old pirates yes they rob I
Sold I to the merchant ships
Minutes after they took I
From the bottomless pit
But my hand was made strong
By the hand of the almighty
We forward in this generation
Triumphantly

All I ever had, is songs of freedom
Won't you help to sing, these songs of freedom
Cause all I ever had, redemption songs
Redemption songs

Emancipate yourselves from mental slavery
None but ourselves can free our minds
Have no fear for atomic energy
Cause none of them can stop the time
How long shall they kill our prophets
While we stand aside and look
Some say it's just a part of it
We've got to fullfill the book

Won't you help to sing, these songs of freedom
Cause all I ever had, redemption songs
Redemption songs, redemption songs

Emancipate yourselves from mental slavery
None but oursekves can free our minds
Have no fear for atomic energy
Cause none of them can stop the time
How long shall they kill our prophets
While we stand aside and look
Yes some say it's just a part of it
We've got to fullfill the book

Won't you help to sing, these songs of freedom
Cause all I ever had, redemption songs
All I ever had, redemption songs
These songs of freedom, songs of freedom

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Gli antichi pirati, sì, mi hanno rubato
Mi hanno venduto alle navi dei mercanti
Qualche minuto dopo essere stato preso
dal pozzo senza fondo
Ma la mia mano venne fortificata
Dalla mano dell'Onnipotente
Progrediamo in questa generazione trionfalmente

Tutto quel che ho avuto sono canti di libertà
Vuoi aiutare a cantare questi canti di libertà?
Perché tutto quel che ho mai avuto sono canti di
Redenzione,
canti di Redenzione

Emancipatevi dalla schiavitù mentale
Nessun altro all'infuori di noi stessi può liberare le nostre menti
Non temete l'energia atomica
Poiché nessuno di loro può fermare il tempo
Per quanto ancora uccideranno i nostri profeti
Mentre noi ce ne stiamo da parte a guardare
Alcuni dicono che è solo un aspetto
Siamo noi che dobbiamo adempiere al Libro

Non vuoi aiutarci a cantare questi canti di libertà?
Perché tutto ciò che ho mai avuto sono
canti di Redenzione, canti di Redenzione

Emancipatevi dalla schiavitù mentale
Nessun altro all'infuori di noi stessi può liberare le nostre menti
Non temete l'energia atomica
Poiché nessuno di loro può fermare il tempo
Per quanto ancora uccideranno i nostri profeti
Mentre noi ce ne stiamo da parte a guardare
Alcuni dicono che è solo un aspetto
Siamo noi che dobbiamo adempiere al Libro

Non vuoi aiutarci a cantare questi canti di libertà?
Perché tutto ciò che ho mai avuto sono
canti di Redenzione, canti di Redenzione