Thursday, January 25, 2007

C'è solo la neve nella mia testa e mi diventa bianco il cervello se non smetto di ricordare..


Perduto, come il silenzio che non chiede consiglio.

Come le ombre di questa notte, scalze e tiepide nello sparire delle forme.

Quali modi, per poter scorgere il senso di questo mio andare,

di questo mio perdermi oltre la vita e nell'attesa dei sensi felici.

Che tu sia qui, che tu abbia provato a starmi vicino. E' poca cosa questa notte.

Non vedo e non udirò mai più il verso di Eros. Mai più.

Eppure mi sembra ancora, di sentirla qui vicino qualche volta

come un battito d'ali oltre la riva.

Lontani, e come non essersi mai scambiati gli sguardi.

Questa volta più delle solite volte, posso provare a specchiarmi nel tuo pianto.

Un'anima che giace oltre l'ignoto, aspirando la vita. E giungendo a noi.


Sunday, January 14, 2007

Mistica Retrospezione


Il vello dell'umanità. "Meius abundare quam deficere".

Le parole si perdono nel fiato che trasuda lo sdoppiamento della deformità della condizione umana. Un avventuriero non sa mai dire basta all'incoerenza di ciò che lo circonda.

Ho camminato cosi a lungo che non ricordo più i luoghi che mi hanno lasciato le loro passioni.

Vivo per metà perduto fra il mio egoismo e per l'altra metà nel voler donare la mia anima al primo diavolo che si mostri amorevole nei confronti delle mie membra.

Dove sei? Con quali occhi ti ho persa e con quale bocca scaccerai questa notte?

Tutte le notti in cui ti ho persa. Tutte le notti in cui ho finto di averti.

Perduto come la strada. La strada che percorriamo senza arretrare mai d'un passo ne avanzare perchè sconosciuto sarebbe il margine della mente.

Cosi continuo a meravigliarmi per ogni piccolo particolare e a sentire anime battere incessantemente nella voce del ricordo. Le vedo..piangere, urlare a se stesse che la vita le ha tolto la sollecitudine alla paura d'amare. Le vedo colme di libidine adirarsi per la funesta attesa alla quale sono state sottoposte.

Ti bacio questa notte come se fossi la prima notte che mi ha cullato e l'alba che dovrà giungere per rendermi partecipe della meraviglia.

Spero di poterti sorridere ancora, senza il timore che non ne valga la pena.

Spero ci sia un altro momento in cui poter stare in pace col mondo e libero da me stesso.

Un altro turno per tirare le carte e riempirti di baci.

Con affetto, Pisquiccio.

Ore 3.00 in diretta da Dionisica.

Apollo è morto gia prima che ci irradiassero con le loro debolezze.

Saturday, January 13, 2007

Le pauvres à l'Eglise

Relegati fra banchi di quercia, agli angoli della chiesa
Che il loro fiato puzzolente intiepidisce, gli occhi
Rivolti al coro sfavillante e alla cantoria
Di venti gole sgolanti inni sacri;
Fiutando l'odore della cera come profumo di pane,
Felici, umiliati come cani bastonati,
I Poveri al buon Dio, padrone e sire,
Offrono i loro oremus ridicoli e testardi.

Per le donne è proprio bello lucidare i banchi
Dopo i sei giorni neri in cui Dio le fa soffrire!
E cullano, avvolti in strane pellicce,
Delle specie di bambini che piangono da morire.
Coi seni sporchi di fuori, queste mangiaminestre,
Una preghiera negli occhi senza pregare mai,
Guardano malignamente sfilare un gruppo
Di ragazzine coi loro cappelli deformi.

Fuori, il freddo, la fame, l'uomo in baldoria:È bello.
Ancora un'ora; e poi, mali senza nome!- Intanto, tutt'attorno, geme, grugnisce, bisbigliaUna collezione di vecchie coi bargigli:
Ecco qui gli stralunati e gli epilettici
Che ieri scansavamo agli incroci;
E col naso affamato negli antichi messali,
Ecco i ciechi, che un cane guida nei cortili.
E tutti, sbavando una fede mendicante e stupida,
Recitano un lamento infinito a Gesù
Che sogna in alto, ingiallito dalla livida vetrata,
Lontano dai magri malvagi e dai cattivi panciuti,
Lontano dagli odori di carne e di stoffe ammuffite,
Farsa prostrata e oscura dai gesti ripugnanti;- E l'orazione fiorisce in espressioni scelte
E le misticità assumono toni incalzanti

Quando, da navate dove perisce il sole, banali
Pieghe di seta, e verdi sorrisi, le Dame dei quartieri Distinti,
o Gesù! - le malate di fegato
Fan baciare le lunghe dita gialle alle acquasantiere.

ARTHUR RIMBAUD

Tuesday, January 09, 2007

Imparare a riempire il serbatoio


Cammina cammina, ci arrivi sul serio davanti a un bivio. Scegliere, scegliere, scegliere. Quanto diventa difficile per l'uomo essere liberi di poter scegliere. C'è chi va per strade, chi sceglie la foresta, chi l'eden chi l'oblio chi la dannazione terrena. Io mi reputo appartenente all'ultima schiera. Di quelli che credono che la semplicità e il farsi capire siano le basi dell'emozione.

Cosi provo odio con estrema sincerità e amore con estrema sincerità. So di poter e so che non potrò e so di potermi ricredere. So che questa è la mia rivincita e nessuno me la porterà via. So di dover imparare. So di dover diventare amico del tempo. So che ciò mi sarà difficile. Probabilmente ho qualcosa in meno che mi collega alla realtà, so di non essere al loro stesso livello. Ma non posso farci niente se tutte queste emozioni mi scuotono le membra secondo per secondo minuto per minuto. No non ci posso proprio far niente se io faccio quel che posso e necessito sempre di carburante. Per restare vivo, sentirmi vivo. Rivedere la poesia nella mia testa e il pianeta e le sue orbite ondegiarmi nei globuli. Poter vivere e non sopravvivere. Avere il coraggio di ripudiare i metri di giudizio comuni. Essere libero di incantarmi e fantasticare anche quando sembra che la fine del mondo sia gia giunta. Il segreto siamo noi stessi. L'uno nell'altro come il calore nel fuoco.







Alla fine di quell'attimo credevo di aver conosciuto il mare nel quale andavo affacciandomi tempo fa per ricercare qualcosa che in maniera minima potesse darmi, arrecarmi una sorta di piacere legato all'essenza della libertà, una libertà che risiede dentro all'essere di ognuno. A volte, ed è un peccato che sia solo a volte, capita di guardarsi attorno e di non vedere altro che la tristezza e i vili inganni che madrenatura ha fatto si che noi definissimo noia o abitudine. Sto tentando di crearmi le mie emozioni e i miei attimi, in questo non devo ringraziare nessuno solo me stesso, il fantastico me stesso. Cio non darà una veritiera immagine della mia persona ma della mia anima egoista come tutte le anime del resto che aspirino a qualcosa di intenso. Amo la vita e la morte nello stesso tempo. La vita per quello che so che mi resta da vivere, la morte banalmente per quello che non so che sia.La mie passioni mi portano dappertutto e non mi portano da nessuna parte. Non conosco l'amore, ma spero di poterne costruire un tempio.



N.b.

Il resto..Quale resto?

Il tempo..Quale tempo?