
Apro questo post per dare un filo logico ai miei pensieri, a riguardo.
C'è una costante non irrilevante che caratterizza una buona parte, (ottima direi) delle persone che abitano in questa città. La costante si chiama Rassegnazione, la variabile..non c'è variabile, o almeno sembra.
Ecco non posso fare a meno di notarla in ogni angolo di strada, in ogni frase o credo o modo di rincorrere le cose. C'è uno stallo onnipresente in ciascuno di noi. Lo leggo fuori ai soliti locali nelle solite strade, nelle solite facce e nell'ineluttabile individualismo che ci contraddistingue. Anche le persone che credi abbiano attorno altri mondi sembrano non tirarsi al di fuori di questa cerchia monotona che da tempo racchiude i modi di rapportarsi agli altri, alle situazioni.
E' una rassegnazione che percepisco di continuo, che a volte ritrovo anche in me e che mi fa un po' paura. Forse è dovuta alla mancanza di coraggio o alla pigrizia nel non riuscire a pensare che un'altra strada è possibile e che andare via non è poi un modo per sfuggire ai problemi ma una necessità. Si perchè la realtà è che qui non c'è DAVVERO nulla e più fai finta di nulla più rischi di restare incanalato in un finto virtuosismo che ti porta a rimandare e a rimandare e a rimandare.
Prima non credevo che la mia vita sarebbe andata così, come ora non credo che andrà sempre così. Ma se non siamo noi a decidere di voler cambiare le cose, di fare quel passo, quel breve passo che ci contraddistingue da un ameba, che va anche contro ogni logica che non sia la tua non saremo in grado neanche di essere noi stessi in futuro, e aver seguito tutti gli schemi non ci darà la felicità. Si è creato un distacco abissale quasi inpercorribile tra ciò siamo e ciò che ci abituiamo ad essere, in balia degli eventi e del grande futuro che arriverà solo il giorno dopo e l'altro dopo ancora. Ecco, io non voglio finire così. Non voglio abituarmi all'andare delle cose, non voglio che la mia mente si atrofizzi nel risaltare particolari privi di stimoli e colori. E non voglio che la mia pigriza mi porti a dover desiderare di andare via con la leggera consapevolezza che in realtà mi sono costruito un piccolo mondo. Ecco io non voglio costruirmi un piccolo mondo. Ho paura che ciò mi potrebbe portare ad escludere altre strade. Forse sono io che vedo tutto black and white. Ma io non metto la firma su nulla. Non voglio accomodarmi ma restare scomodo per molto molto tempo.
A tal proposito credo che questa famosissima poesia di Neruda riesca a postulare "per aeternum" ciò che ho appena detto.
Lentamente Muore
[Pablo Neruda]
Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca o colore dei vestiti,
chi non rischia,
chi non parla a chi non conosce.
Lentamente muore chi evita una passione,
chi vuole solo nero su bianco e i puntini sulle i
piuttosto che un insieme di emozioni;
emozioni che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbaglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti agli errori ed ai sentimenti!
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza,
chi rinuncia ad inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia e pace in sè stesso.
Lentamente muore chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare,
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli si chiede qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di
gran lunga
maggiore
del semplice fatto di respirare!
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di
una splendida felicità.