
Friday, June 29, 2007
Nokturna 04 Sensation

Thursday, June 21, 2007
De Andrè et François Villon
Ballata degli impiccati
Tutti morimmo a stento
ingoiando l'ultima voce
tirando calci al vento
vedemmo sfumar la luce
L'urlo travolse il sole
l'aria divenne stretta
cristalli di parole
l'ultima bestemmia detta
Prima che fosse finita
ricordammo a chi vive ancora
che il prezzo fu la vita
per il male fatto in un'ora
Poi scivolammo nel gelo
di una morte senza abbandono
recitando l'antico credo
di chi muore senza perdono
Chi derise la nostra sconfitta
e l'estrema vergogna ed il modo
soffocato da identica stretta
impari a conoscere il nodo
Chi la terra ci sparse sull'ossa
e riprese tranquillo il cammino
giunga anch'egli stravolto alla fossa
con la nebbie del primo mattino
La donna che celò in un sorriso
il disagio di darci memoria
ritrovi ogni notte sul viso
un insulto del tempo e una scoria
Coltiviamo per tutti un rancore
che ha l'odore del sangue rappreso
ciò che allora chiamammo dolore
è soltanto un discorso sospeso
Sunday, June 17, 2007

Non c'è più il tempo. Per parlare, ridere, urtarsi contro.
Non c'è più miele, rosa, o bocciolo d'ambrosia intatta
che possa ricondurmi il passo, qui. Perderlo per sempre tra le tue distrazioni.
Così mia strega,
Al di la del velo di lino, che ancora dall'alto della collina brulla,
ti ricopre tutta, sullo sfondo bianco delle case di Donoussa,
e la malizia e il pudore rende schiavo di tale immensità,
giunge il nostro vento che con un colpo eburneo di candido misfatto
quel velo posato a nascondere la tua bellezza, il verbo e la carne,
quel bianco nicchio che ti rende ninfa di cotanta quiete e col quale ti fai scudo,
è trascinato giù a percorrere confini dolci,
a confondersi con la corrente ghiacciata del mare vicino.
Fosse tutto qua, mia rosa, sarebbe gia il più bel gioco del mondo!
E invece quel limpido gelido mattino
che ci entra nella carne portando con se tutta la sua disperazione
ti rende nuda agli occhi dei passanti, increduli e infecondi,
perchè quel mare mostra loro la vita, ed è la prima volta che essi sono in grado di apprezzarla
ed ecco sopraggiungere i miei occhi,
dei quali solo scorgo la felicità perchè è nei tuoi che essi vacillano,
ecco la tua pelle giace lì come seta impaurita dal mondo.
E' lei la natura che non passa la mano,
e che accompagno ancora un po'.. fino al prossimo rumore.
Monday, June 11, 2007
Il ritorno del piccolo Damian

Periodo strano per il piccolo Damian.
Continuano ad alternasi prepotentemente stati eclettici di felicità a stati di profondo e consapevole torpore visivo/mentale, che lo portano a sottrarsi all'infinito delle possibilità e lo rilegano come si fa con un vecchio libro nel ricordo di ciò che ne è stato, di ciò che è rimasto e di ciò che non sarà più.
Si delineano quindi due profili di intensa estromissione dalla praticità così emozionante del pianeta terra, due punti oseremo dire in cui confluiscono possibilità, scelte, sintesi di ciò che sentiamo o rispettivamente di ciò che dobbiamo, male e bene a seconda del proprio umano sentire.
Da una parte una realtà, dall'altra una realtà un po' più lontana ma non impossibile.
Mara sta per tornare e la cosa lo riempie di gioia, la piscina sta per aprire e la cosa anch'essa lo riempie di gioia, l'università sta per andare in vacanze e deve dare ancora altri due esami, e l'estate sta per finire, Damian dovrebbe essere felice, e in effetti sa di esserlo, d'altra parte però manca un soffio così per esserlo pienamente..
Sunday, June 10, 2007
L'antica Grecia

Vedo il vuoto nelle cose e leggo l'inutilità in ogni dove o come. E trovo spazio altrove,
dove il sole non batte e la nudità del cuore è un'atroce pecca per questo divino coesistere.
Cerco spazio, infido tremore nella notte ammaliante.
Stupratrice miserevole trascina la mia carne nel letto di Ares.
Oh quanta vita e quanto disprezzato desiderio!
Vai via, misera megera, nottambula dell'Eden!
I pagani, loro avevano accettato l'imperfezione, resa al pari del divino!
Monday, June 04, 2007
Moulin Rouge !

che le cose non andran sempre così, perchè così non è giusto.
Non è giusto che non vi sia spazio, per la poesia nel mondo che vedo in lontananza.
Che non via sia amore, che non ci sia tu.
Cosi voglio diventar matto, impazzire se è necessario ma ritrovarti per sempre, nelle proiezioni del mio essere. Confermare che esisto, perchè ne possiedo l'essenza, perchè sono posseduto dalla stessa essenza che ti fa distendere il sorriso.
Che si parli di poesia e di rivoluzione, di libertà e di passione di voglie matte ma di amore.
Che non si lasci più spazio al mero illusorio inganno dell'affare.
E che la morte sola possa dire: " fine! "
E che non vi sia mai fine a noi due. Mai.
