Friday, July 27, 2007

Ultime Giornate estive, vaporose di luglio.


Tutto qua. C'è chi parte e chi ritorna. Chi è partito e ripartirà fra poco ma anche chi non è mai partito e non ha mai pensato di farlo e poi i soliti, gli invincibili coloro che partono e a mai più ritornare. Il caldo torbido del nuovo secolo fa accapponare la pelle. Appena sceso dall'aereo ho potuto subito notare le immense devastazioni delle colline. Nere, color pece, color deseo, color morte. Sono passato da un tunnel di aria condizionata all'altro, prima il tram che mi ha lasciato a caselle torinese e dal tram all'aeroporto, dall'aeroporto all'aereo dall'aereo all'aeroporto di napoli. E da lì il travaglio. Damian ha passato una piacevole settimana a Torino, città dei morti città dell'arte, città del lungo po' con i suoi murazzi, città del museo egizio, città "superga", città di piazza Castello, della piazza Carlo Alberto, città dell'aperitivo al Km 5, città del Grom, del parco del S. Valentino. Città di bar antichi, di infinite librerie, del risotto alle ortiche, della Littizzetto e perchè no anche dei Subsonica e della 500. Quadrilatero romano, Portapalazzo, il Baloo. Il bus n°68 dove perdo la mia cittadinanza e inizia il confronto, per i vecchi piemontesi forse lo scontro.
Un sacco di facce, un sacco di colori, un sacco pieno di fiori. Eppure c'è sempre un po' di silenzio. E a me è sembrato il silenzio di chi non ha poi molto da raccontare o di chi è perfettamente legato al proprio focolaio. Certo è, che dovrei passarci un bel po' di tempo per poter capirci qualcosa. Almeno capire perchè certe ragazze e non altre. Perchè certe persone le incontri soltanto lontano da casa. E soprattuto capire perchè d'improvviso non ti importa poi tanto di quello che avevi vicino.

Wednesday, July 18, 2007

Afghanistan, la guerra per l'oppio - Peace Reporter


Lashkargah, profondo sud dell'Afghanistan, primavera 2007. Le acque del fiume Helmand, che serpeggia lento e sinuoso attraverso il Dashte-Margo, il Deserto della Morte, danno vita e fertilità a una terra altrimenti arida. Nell'aria calda e polverosa della città, il profumo degli alberi di mandarino in fiore si mescola all'odore acre di carne bruciata dei cadaveri straziati e carbonizzati dall'esplosione dell'ennesimo uomo-bomba saltato in aria in centro. Nella notte tiepida e illuminata dalla luna, il dolce canto dei grilli fa da sottofondo al rumore degli elicotteri da guerra e dei jet militari che volano senza sosta, carichi di missili e bombe che sganceranno sui villaggi controllati dai talebani. Missili e bombe che uccidono centinai di civili, come testimoniano i feriti che arrviano nell'ospedale di Emergency a Lashkargah. Ma nessuno lo dice, perchè dall'anno scorso il governo afghano, di concerto con la Nato ha imposto la censura più completa su qualsiasi notizia che possa ingenerare sentimenti "contrari alle forze internazionali presenti nel paese". Forze che a Lashkargah non si vedono più: hanno paura. Contrariamente a quanto accadeva fino a pochi mesi fa, oggi è impossibile incrociare per le polverose strade della città i Land Rover dell'esercito britannico. Questa è zona loro: se ne stanno chiusi nella loro base-fortezza, il Prt di Lashkargah. In giro ci sono solo soldati e poliziotti afghani armati fino ai denti, oltre ai contadini e ai primi braccianti stagionali che da tutto il paese stanno affluendo per il raccolto qui in Helmand, dove si produce la metà di tutto l'oppio afgano.
Nei campi fuori città, i papaveri da oppio sono sfioriti e quasi pronti per essere incisi. Quest'anno si prevede un raccolto che straccerà ogni record storico. Le abbondanti piogge primaverili, del tutto eccezionali per questa regione arida, dovrebbero garantire una produttività mai vista prima, sfondando addirittura il tetto dei cento chili di oppio per ettaro, il doppio della norma. Molto di èiù di quanto renderebbero altre colture come il riso, il grano o il mais. Vista la mancanza di alternative, senza l'oppio gli afgani morirebbero di fame. Per questo sono pronti a difendere i loro campi anche con le armi, anche a costo della vita. Sono già decine i contadini uccisi quest'anno dalla polizia afgana impiegata nella campagna antidroga del governo Karzai, sostenuta dai quattrini della comunità internazionale. Ma anche questi fatti vengono tenuti nascosti, o camuffati: i contadini uccisi diventano, da morti, talebani. Una campagna antidroga fantasma che in 5 anni non ha dato alcun risultato. La produzione dell'oppio in Afghanistan non è mai stata florida come sotto il governo Karzai. L'anno scorso nel paese c'erano 165mila ettari di terreno coltivati a oppio e quest'anno sfioreranno i 180mila ettari. Il doppio del presunto record stabilito sotto il regime talebano. Le strade delle città europee sono inondate di eroina "made in Afghanistan" molto più oggi di quando a produrla c'erano i mullah con turbante e barba lunga.

Proprio alla periferia di Lashkargah, all'ombra di un grande cartellone che pubblicizza i raid antioppio delle ruspe governative incontriamo Faizullah e Nur, due coltivatori amici di amici di amici che hanno acconsentito a raccontarci cose che non si dovrebbero dire a nessuno, tanto meno a uno straniero. "Voi credete che il governo venga a distruggere i raccolti. Invece viene a rubarli", afferma il barbuto afgano lasciandoci a dir poco perplessi. "Vedete quei camion laggiù?", dice indicando una lunga fila di mezzi parcheggiati ai margini della città. "Sono quelli sui quali il governo caricherà i papaveri tagliati dalle ruspe, per poi portarli a Kabul dove tutto dovrebbe essere bruciato in grandi falò. Ma li avete mai visti questi falò?", domanda Faizullah facendo la faccia di chi la sa lunga. "Dovrebbero farli davanti alle telecamere, dando alla cosa la massima pubblicità, non vi pare? Invece dicono che fanno tutto di nascosto per motivi di sicurezza. La verità è che l'oppio viene portato nelle raffinerie del governo, trasformato in eroina, e poi smerciato all'estero. Altro che campagna antidroga!"
Interviene il suo amico, Nur, il quale ci invita a riflettere su un semplice fatto. "Secondo voi, per quale ragione il governo decide di distruggere i campi di papavero proprio in coincidenza con il raccolto? Perchè aspetta che i papaveri siano pronti? Se lo scopo fosse veramente quello di distruggere i raccolti, il governo potrebbe mandare le ruspe prima, quando i papaveri sono ancora bassi. Invece aspetta la maturazione delle piante, per raccoglierlem non per distruggerle."
Dopo la chiacchierata con Faizullah, decidiamo di approfondire l'argomento. Parliamo con altri coltivatori di papavero. Tutti confermano: il governo di Kabul finge di lottare contro il narcotraffico, ma in realtà sta semplicemente cercando di imporre una sorta di monopolio di Stato su questo lucroso business, colpendo solo i produttori di oppio "antigovernativi", quelli che non si adeguano o peggio sfidano le autorità. "Chi come me ha un campo di oppio - spiega Gulama - ha due spese principiali, che sostiene in oppio o in denaro: pagare la manodopera stagionale necessaria per il raccolto lasciando ai braccianti una parte dell'oppio da essi da essi raccolto, e pagare il governo per mettere al riparo il campo dalle ruspe e dalle irruzioni della polizia. Chi non paga questa tassa, o peggio paga il pizzo ai talebani, rischia che il suo raccolto finisca razziato dal governo". Che fine faccia l'oppio che arriva a Kabul a bordo dei camion mostratici da Faizullah ce lo spiega Sayed, che ha un fratello che lavora per il governo nella capitale. A suo dire, fino ad un paio di anni fa, quell'oppio veniva trasportato direttamente all'estero, soprattutto in Iran e Tagikistan, dove c'erano le raffinerie in cui veniva trasformato in eroina da inviare in Europa. " Oggi il governo ha capito che conviene costruire raffinerie qui in Afghanistan così da smerciare direttamente il prodotto finito... con dieci chili di oppio si fa un chilo di polvere bianca: un camion carico di eroina ne vale almeno dieci carichi di oppio... gira voce che molti di questi carichi vengano rivenduti o regalati, anche a ufficiali stranieri, soprattutto statunitensi", spiega Sayed. Al di là delle leggende urbane, i racconti di queste e di molte altre persone che abbiamo incontrato a Lashkargah descrivono una situazione completamente diversa, anzi opposta rispetto a quella che conosciamo in Occidente: il governo di Kabul sostenuto dalla nostre truppe e dai nostri soldi finge di lottare contro la produzione e il commercio dell'oppio, in realtà ci è invischiato fino al collo. Il che non dovrebbe stupire più di tanto, se si considera che Walid Karzai, fratello dell'elegante presidente afgano, è noto per essere il maggiore trafficante d'oppio della regione di Kandahar.
Sotto la tutela dell'Occidente, USA in testa, l'Afghanistan sta diventando il narco-Stato più potente del pianeta. Il famoso "Triangolo d'oro" in Indocina è diventato una bazzecola a confronto. Due realtà lontane, accomunate però da una caratteristica che fa riflettere: quella di svolgere, o di aver svolto, il ruolo di roccaforte alleata degli Stati Uniti nelle loro guerre contro il "male" del momento: il comunismo ieri, il terrorismo oggi. Una volta chiesi a un esperto straniero di questioni economiche: "Qual'è la vera ragione per cui gli Stati Uniti hanno invaso l'Afghanistan nel 2001? Visto che lì di petrolio non ce n'è e la famosa faccenda dell'oleodotto della Unocala era marignale e superata, l'hanno fatto per cosa: per vendicare gli attentati dell'11 settembre oppure per difendere i loro interessa strategici nella regione, le basi militari a ridosso della Cina?".
Lui rispose: "Nè l'uno nè l'altro. In Afghanistan non c'è petrolio, ma c'è l'oppio. Nel 2000 i talebani, per ottenere il riconoscimento della comunità internazionale, avevano smesso di coltivarlo, destabilizzando e rischiando di mettere in crisi il terzo mercato più redditizio del pianeta dopo quello del petrolio e delle armi: quello della droga. Ora tutto è tornato a posto".

Thursday, July 12, 2007

Fame, Arthur Rimbaud


Se ho voglia, è soltanto
Di terra e di pietre.
Il mio pranzo è sempre aria,
Roccia, carbone, ferro.

Girate, mie fami. Brucate
Il prato dei suoni.
Succhiate il gaio veleno
Delle Campanule.

Mangiate i ciottoli infranti,
Le vecchie pietre di chiesa;
I sassi dei vecchi diluvi,
Pani sparsi nelle valli grigie.

Il lupo urlava sotto le foglie
Sputando le piume belle
Del suo pasto di polli:
Come lui mi consumo.

Le insalate, la frutta
Chiedono d'essere colte;
Ma il ragno della siepe
Mangia solo violette.

Che io dorma! che ribolla
Sugli altari di Salomone.
Il brodo corre sulla ruggine,
E si mischia col Cedrone.

Infine, oh felicità, oh ragione, scostai dal cielo l'azzurro, che è un nero, e vissi, scintilla d'oro della luce natura. Dalla gioia, assumevo un'espressione il più possibile buffonesca e balzana:

E' ritrovata!
Che? l'eternità.
E' il mare sciolto
Nel sole.

Saturday, July 07, 2007

GREEN REVOLUTION / 2 generazioni a confronto ?



Siamo i figli di mezzo della storia, senza scopo né posto. Non abbiamo la grande guerra né la grande depressione.
La nostra grande guerra è spirituale, la nostra grande depressione è la nostra vita. (Fight Club)



Non è così. Qualcosa di importante e grande a cui rivolgere le proprie energie c'è e si tratta di ridurre i danni causati da quelle stesse generazioni del passato. Risolvere una mentalità che denigra il presente e cerca di rapportarsi onnipresentemente ad un passato che ci ha portato fin qui. Lasciare ad esempio sui libri di storia ciò che è stato degli anni 60 e riscrivere nuovi pezzi più importanti, più concreti.
Io credo che la nostra generazione abbia davvero, un qualcosa verso cui rivolgere le proprie energie e la propria bellezza. Un qualcosa per cui lottare e verso cui rivolgere le proprie passioni.
E' possibile essere una generazione concreta di come non se ne sono mai viste.
Il problema che abbiamo oggi non è più un modo diversificato di far emergere il proprio spirito, ma è un potersi sentire uniti in tutti gli angoli remoti del globo.
Si tratta di etica, o meglio di etica ambientale. Si tratta di poter sperare ancora di arrivare a CapoNord senza il timore che quel punto non esista più. Significa andare in Terra del Fuoco senza la paura che ci potresti lasciare la pelle.
Prima ho ascoltato Al Gore parlare sull'iniziativa del Live Earth 2007, le sue parole non mi hanno colpito granchè ma tutto ciò andava fatto comunque.
Ci siamo cosi tanto battuti nelle contestazioni che oggi mi rendo conto di non riuscire a cogliere l'importanza in ciò che di ovvio e semplice c'è e che oltre ad esserci è necessario.
Da come ne parlava lui, gli americani sarebbero ancora incerti, ancora increduli che il clima stia cambiando e che molti di loro non danno credito a quelle che sono le stime e le informazioni apportate da scienziati di tutto il mondo.
E' emerso come un'intera nazione sia stata strumentalizzata al fine consumistico e come essa non abbia opportunità di accedere ad informazioni tanto preziose per la vita dei suoi individui. E mi è dispiaciuto vedere quegli hippy che nel sessanta urlavano e si dimenavano contro i mali del mondo, essere oggi schiavi del frigorifero e della tv. Tutto in MaxiPortata, tutto più BIG & EXTRALARGE, tutto XXL. Mentre oggi tutto richiede qualcosa in meno, un po' di umiltà anche quando ci si lava i denti o quando si fa la lavatrice.
E mi è dispiaciuto ancora di più vedere quei gran "signori d'oggi" aver indotto la propria mentalità schiavistica e rinunciataria-individuale nei propri figli.
Ovviamente l'effetto serra e il surriscaldamento del pianeta non è un problema che riguarda solo l'America. Ma è lei da cui oggi dipendiamo. Ed è lei che deve dare un input affinchè le altre nazioni non debbano temere di perdere un certo prestigio economico. Ciò non significa che noi possiamo accomodarci ma anzi divulgare a più non posso ciò che oggi ci riguarda da vicino. Veramente MOLTO da vicino. Vedere che una nazione come gli USA stiano ancora a tal punto è grave. Ma più che grave fa paura.
Per cui W l'ovvietà e le frasi scontate perchè anche se si tratta di "ironia della sorte" e a questo punto che la contestazione individuale del passato, carica di ipocrita indifferenza finisce.

posto alcuni link utili:


5 Azioni per cambiare clima:

http://www.legambiente.com/documenti/2006/0120_cambiodiclima_2006/azioni.php


Azzero CO2:

http://www.azzeroco2.it/


Petizione NO AL CARBONE, NO AL NUCLEARE SI ALL'ENERGIA PULITA


http://www.legambiente.com/documenti/2006/0120_cambiodiclima_2006/petizione.php


Wednesday, July 04, 2007

Saturno Contro


« Ci sono momenti come questo in cui riesco a sentirmi felice. Voglio che rimanga tutto così per sempre. Anche se so che per sempre non esiste »

Tuesday, July 03, 2007

Elogio della QUALITA' !


Augh !
Stamattina mi sono svegliato di botto dal candido torpore del letto e da qualche sogno sconvolgente che non sto qui a raccontare (a quest'ora i bambini fanno ancora marameo), e il primo pensiero che ho fatto è stato: tra 6 giorni hai l'esame, e il secondo pensiero è stato che tristezza questa gente che parla solo di esami e di università e di contorni vuoti. E mi sono dovuto necessariamente includere anche io nella setta anzi più che setta nella moltitudine, insomma per dirla alla Capossela... nella quantità!
Perchè si va bene non essere delle nullità, va bene cercare le proprie soddisfazioni e va bene che la coscienza non abbia di che discutere o il senso di colpa universale non abbia modo di divorarti l'anima. Ma in tutto questo dev'essere compreso anche un po' del resto, avere il tempo di godersi i propri sforzi (più o meno come quando vai in bagno), cercare di posare lo sguardo in ogni direzione e in ogni direzione cogliere la bellezza, per dirla alla Capossela... la qualità !
Perchè certo è che le due cose devono coesistere assolutamente, altrimenti tutto è privo di senso, tutto è indifferenza, tutto è perduto !
(Maledetta idealizzazione della realtà credevo di averti gia sconfitto innumerevoli volte..)

Cosi va bene continuare a sperare di costruire qualcosa (chi mi conosce bene sa cosa intendo: Hawai Mexico Cuba S. Francisco Terra del Fuoco, Galapagos ecc..) ma non bisogna perdere di vista i colori. Altrimenti il ritorno nel baratro è assicurato !!!

Ecco ho finito. E mi sa che devo smetterla di svegliarmi con tutti questi pensieri.

Sunday, July 01, 2007

Non al denaro, non all'amore, nè al cielo


Evaporato in una nuvola rossa
in una delle molte feritoie della notte
con un bisogno d'attenzione e d'amore
troppo "Se mi vuoi bene piangi"
per essere corrisposti,
valeva la pena divertirvi le serate estive
con un semplicissimo "Mi ricordo"
per osservarvi affittare un chilo d'erba
ai contadini in pensione e alle loro donne
e regalare a piene mani oceani
ed altre ed altre onde ai marinai in servizio,
fino a scoprire ad uno ad uno i vostri nascondigli
senza rimpiangere la mia credulità:
perchè già dalla prima trincea
ero più curioso di voi,
ero molto più curioso di voi.


E poi sospeso tra i vostri "Come sta"
meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci,
tipo: "Come ti senti amico, amico fragile,
se vuoi potrò occuparmi un'ora al mese di te".
"Lo sa che io ho perduto due figli",
"Signora, lei è una donna piuttosto distratta".

E ancora ucciso dalla vostra cortesia
nell'ora in cui un mio sogno,
ballerina di seconda fila,
agitava per chissà quale avvenire
il suo presente di seni enormi
e il suo cesareo fresco,
pensavo è bello che dove finiscono le mia dita
debba in qualche modo incominciare una chitarra.


E poi seduto in mezzo ai vostri "arrivederci",
mi sentivo meno stanco di voi
ero molto meno stanco di voi.


Potevo stuzzicare i pantaloni della sconosciuta
fino a vederle spalancarsi la bocca.
Potevo chiedere ad uno qualunque dei miei figli
di parlare ancora male e ad alta voce di me.
Potevo barattare la mia chitarra e il suo elmo
con una scatola di legno che dicesse perderemo.
Potevo chiedervi come si chiama il vostro cane
il mio è un po' di tempo che si chiama Libero.
Potevo assumere un cannibale al giorno
per farmi insegnare la mia distanza dalle stelle.
Potevo attraversare litri e litri di corallo
per raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci.


E MAI CHE MI SIA VENUTO IN MENTE,
DI ESSERE PIU' UBRIACO DI VOI
DI ESSERE MOLTO PIU' UBRIACO DI VOI.


F. De Andrè
1975