Thursday, July 12, 2007

Fame, Arthur Rimbaud


Se ho voglia, è soltanto
Di terra e di pietre.
Il mio pranzo è sempre aria,
Roccia, carbone, ferro.

Girate, mie fami. Brucate
Il prato dei suoni.
Succhiate il gaio veleno
Delle Campanule.

Mangiate i ciottoli infranti,
Le vecchie pietre di chiesa;
I sassi dei vecchi diluvi,
Pani sparsi nelle valli grigie.

Il lupo urlava sotto le foglie
Sputando le piume belle
Del suo pasto di polli:
Come lui mi consumo.

Le insalate, la frutta
Chiedono d'essere colte;
Ma il ragno della siepe
Mangia solo violette.

Che io dorma! che ribolla
Sugli altari di Salomone.
Il brodo corre sulla ruggine,
E si mischia col Cedrone.

Infine, oh felicità, oh ragione, scostai dal cielo l'azzurro, che è un nero, e vissi, scintilla d'oro della luce natura. Dalla gioia, assumevo un'espressione il più possibile buffonesca e balzana:

E' ritrovata!
Che? l'eternità.
E' il mare sciolto
Nel sole.

1 comment:

Anonymous said...

Questa poesia sembra un quadro...


Nanu*