Wednesday, July 18, 2007

Afghanistan, la guerra per l'oppio - Peace Reporter


Lashkargah, profondo sud dell'Afghanistan, primavera 2007. Le acque del fiume Helmand, che serpeggia lento e sinuoso attraverso il Dashte-Margo, il Deserto della Morte, danno vita e fertilità a una terra altrimenti arida. Nell'aria calda e polverosa della città, il profumo degli alberi di mandarino in fiore si mescola all'odore acre di carne bruciata dei cadaveri straziati e carbonizzati dall'esplosione dell'ennesimo uomo-bomba saltato in aria in centro. Nella notte tiepida e illuminata dalla luna, il dolce canto dei grilli fa da sottofondo al rumore degli elicotteri da guerra e dei jet militari che volano senza sosta, carichi di missili e bombe che sganceranno sui villaggi controllati dai talebani. Missili e bombe che uccidono centinai di civili, come testimoniano i feriti che arrviano nell'ospedale di Emergency a Lashkargah. Ma nessuno lo dice, perchè dall'anno scorso il governo afghano, di concerto con la Nato ha imposto la censura più completa su qualsiasi notizia che possa ingenerare sentimenti "contrari alle forze internazionali presenti nel paese". Forze che a Lashkargah non si vedono più: hanno paura. Contrariamente a quanto accadeva fino a pochi mesi fa, oggi è impossibile incrociare per le polverose strade della città i Land Rover dell'esercito britannico. Questa è zona loro: se ne stanno chiusi nella loro base-fortezza, il Prt di Lashkargah. In giro ci sono solo soldati e poliziotti afghani armati fino ai denti, oltre ai contadini e ai primi braccianti stagionali che da tutto il paese stanno affluendo per il raccolto qui in Helmand, dove si produce la metà di tutto l'oppio afgano.
Nei campi fuori città, i papaveri da oppio sono sfioriti e quasi pronti per essere incisi. Quest'anno si prevede un raccolto che straccerà ogni record storico. Le abbondanti piogge primaverili, del tutto eccezionali per questa regione arida, dovrebbero garantire una produttività mai vista prima, sfondando addirittura il tetto dei cento chili di oppio per ettaro, il doppio della norma. Molto di èiù di quanto renderebbero altre colture come il riso, il grano o il mais. Vista la mancanza di alternative, senza l'oppio gli afgani morirebbero di fame. Per questo sono pronti a difendere i loro campi anche con le armi, anche a costo della vita. Sono già decine i contadini uccisi quest'anno dalla polizia afgana impiegata nella campagna antidroga del governo Karzai, sostenuta dai quattrini della comunità internazionale. Ma anche questi fatti vengono tenuti nascosti, o camuffati: i contadini uccisi diventano, da morti, talebani. Una campagna antidroga fantasma che in 5 anni non ha dato alcun risultato. La produzione dell'oppio in Afghanistan non è mai stata florida come sotto il governo Karzai. L'anno scorso nel paese c'erano 165mila ettari di terreno coltivati a oppio e quest'anno sfioreranno i 180mila ettari. Il doppio del presunto record stabilito sotto il regime talebano. Le strade delle città europee sono inondate di eroina "made in Afghanistan" molto più oggi di quando a produrla c'erano i mullah con turbante e barba lunga.

Proprio alla periferia di Lashkargah, all'ombra di un grande cartellone che pubblicizza i raid antioppio delle ruspe governative incontriamo Faizullah e Nur, due coltivatori amici di amici di amici che hanno acconsentito a raccontarci cose che non si dovrebbero dire a nessuno, tanto meno a uno straniero. "Voi credete che il governo venga a distruggere i raccolti. Invece viene a rubarli", afferma il barbuto afgano lasciandoci a dir poco perplessi. "Vedete quei camion laggiù?", dice indicando una lunga fila di mezzi parcheggiati ai margini della città. "Sono quelli sui quali il governo caricherà i papaveri tagliati dalle ruspe, per poi portarli a Kabul dove tutto dovrebbe essere bruciato in grandi falò. Ma li avete mai visti questi falò?", domanda Faizullah facendo la faccia di chi la sa lunga. "Dovrebbero farli davanti alle telecamere, dando alla cosa la massima pubblicità, non vi pare? Invece dicono che fanno tutto di nascosto per motivi di sicurezza. La verità è che l'oppio viene portato nelle raffinerie del governo, trasformato in eroina, e poi smerciato all'estero. Altro che campagna antidroga!"
Interviene il suo amico, Nur, il quale ci invita a riflettere su un semplice fatto. "Secondo voi, per quale ragione il governo decide di distruggere i campi di papavero proprio in coincidenza con il raccolto? Perchè aspetta che i papaveri siano pronti? Se lo scopo fosse veramente quello di distruggere i raccolti, il governo potrebbe mandare le ruspe prima, quando i papaveri sono ancora bassi. Invece aspetta la maturazione delle piante, per raccoglierlem non per distruggerle."
Dopo la chiacchierata con Faizullah, decidiamo di approfondire l'argomento. Parliamo con altri coltivatori di papavero. Tutti confermano: il governo di Kabul finge di lottare contro il narcotraffico, ma in realtà sta semplicemente cercando di imporre una sorta di monopolio di Stato su questo lucroso business, colpendo solo i produttori di oppio "antigovernativi", quelli che non si adeguano o peggio sfidano le autorità. "Chi come me ha un campo di oppio - spiega Gulama - ha due spese principiali, che sostiene in oppio o in denaro: pagare la manodopera stagionale necessaria per il raccolto lasciando ai braccianti una parte dell'oppio da essi da essi raccolto, e pagare il governo per mettere al riparo il campo dalle ruspe e dalle irruzioni della polizia. Chi non paga questa tassa, o peggio paga il pizzo ai talebani, rischia che il suo raccolto finisca razziato dal governo". Che fine faccia l'oppio che arriva a Kabul a bordo dei camion mostratici da Faizullah ce lo spiega Sayed, che ha un fratello che lavora per il governo nella capitale. A suo dire, fino ad un paio di anni fa, quell'oppio veniva trasportato direttamente all'estero, soprattutto in Iran e Tagikistan, dove c'erano le raffinerie in cui veniva trasformato in eroina da inviare in Europa. " Oggi il governo ha capito che conviene costruire raffinerie qui in Afghanistan così da smerciare direttamente il prodotto finito... con dieci chili di oppio si fa un chilo di polvere bianca: un camion carico di eroina ne vale almeno dieci carichi di oppio... gira voce che molti di questi carichi vengano rivenduti o regalati, anche a ufficiali stranieri, soprattutto statunitensi", spiega Sayed. Al di là delle leggende urbane, i racconti di queste e di molte altre persone che abbiamo incontrato a Lashkargah descrivono una situazione completamente diversa, anzi opposta rispetto a quella che conosciamo in Occidente: il governo di Kabul sostenuto dalla nostre truppe e dai nostri soldi finge di lottare contro la produzione e il commercio dell'oppio, in realtà ci è invischiato fino al collo. Il che non dovrebbe stupire più di tanto, se si considera che Walid Karzai, fratello dell'elegante presidente afgano, è noto per essere il maggiore trafficante d'oppio della regione di Kandahar.
Sotto la tutela dell'Occidente, USA in testa, l'Afghanistan sta diventando il narco-Stato più potente del pianeta. Il famoso "Triangolo d'oro" in Indocina è diventato una bazzecola a confronto. Due realtà lontane, accomunate però da una caratteristica che fa riflettere: quella di svolgere, o di aver svolto, il ruolo di roccaforte alleata degli Stati Uniti nelle loro guerre contro il "male" del momento: il comunismo ieri, il terrorismo oggi. Una volta chiesi a un esperto straniero di questioni economiche: "Qual'è la vera ragione per cui gli Stati Uniti hanno invaso l'Afghanistan nel 2001? Visto che lì di petrolio non ce n'è e la famosa faccenda dell'oleodotto della Unocala era marignale e superata, l'hanno fatto per cosa: per vendicare gli attentati dell'11 settembre oppure per difendere i loro interessa strategici nella regione, le basi militari a ridosso della Cina?".
Lui rispose: "Nè l'uno nè l'altro. In Afghanistan non c'è petrolio, ma c'è l'oppio. Nel 2000 i talebani, per ottenere il riconoscimento della comunità internazionale, avevano smesso di coltivarlo, destabilizzando e rischiando di mettere in crisi il terzo mercato più redditizio del pianeta dopo quello del petrolio e delle armi: quello della droga. Ora tutto è tornato a posto".

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