Sunday, June 17, 2007



Non c'è più il tempo. Per parlare, ridere, urtarsi contro.
Non c'è più miele, rosa, o bocciolo d'ambrosia intatta
che possa ricondurmi il passo, qui. Perderlo per sempre tra le tue distrazioni.
Così mia strega,
Al di la del velo di lino, che ancora dall'alto della collina brulla,
ti ricopre tutta, sullo sfondo bianco delle case di Donoussa,
e la malizia e il pudore rende schiavo di tale immensità,
giunge il nostro vento che con un colpo eburneo di candido misfatto
quel velo posato a nascondere la tua bellezza, il verbo e la carne,
quel bianco nicchio che ti rende ninfa di cotanta quiete e col quale ti fai scudo,
è trascinato giù a percorrere confini dolci,
a confondersi con la corrente ghiacciata del mare vicino.
Fosse tutto qua, mia rosa, sarebbe gia il più bel gioco del mondo!
E invece quel limpido gelido mattino
che ci entra nella carne portando con se tutta la sua disperazione
ti rende nuda agli occhi dei passanti, increduli e infecondi,
perchè quel mare mostra loro la vita, ed è la prima volta che essi sono in grado di apprezzarla
ed ecco sopraggiungere i miei occhi,
dei quali solo scorgo la felicità perchè è nei tuoi che essi vacillano,
ecco la tua pelle giace lì come seta impaurita dal mondo.
E' lei la natura che non passa la mano,
e che accompagno ancora un po'.. fino al prossimo rumore.

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