Saturday, December 30, 2006

30Dicembre2006


Le grandi storie.
Attenti a voi uomini, a saper distinguere le grandi storie. Costituiscono un enorme finzione, le pagine che tra qualche anno andranno a riempire la nostra storia, questa nostra realtà odierna fatta di tragedia e scena. Sembra di starci sopra a questo piedistallo di percepire in una frazione inutile di tempo miriadi di notizie che da una parte all'altra del mondo entrano e escono, vengono captate oppure purgate nell'indifferenza di chi vuol vivere pensando che cosi ci si possa mettere l'anima in pace. Non credo vada proprio cosi, effettivamente non ho la più pallida idea di quali siano i principi per i quali certe cose vanno cosi. E tutto il mondo assiste impotente, schiavo del suo narcisismo, della sua inettitudine, dei suoi fugaci principi, della sua nevrotica fretta.

Ritornare alla semplicità, apprezzare cio che si ritiene ovvio e indagare, approfondira instancabilmente sarebbe gia un inizio, sarebbe gia una passione.

Cosi non posso non indignarmi ancora una volta davanti alla pena di morte, ancora una volta davanti a un occidente schiavo dei suoi principi di giustizia. Che Europa siamo, se non riusciamo a opporci, che nazione siamo se i nostri politici si limitano a fare gli opinionisti in merito. C'è stato un omicidio, ce ne sono ancora altri e altri ce ne saranno, tutti freddamente legalizzati, come a voler rendere dolce e ovvia l'azione più crudele del mondo. No questo non mi sta bene. E' bene non ricordarsi della pena di morte, soltanto oggi 30Dicembre2006 in cui Saddam Hussein è stato assassinato, ma ricordarsi della pena di morte sempre anche oggi 31Dicembre2006 giorno in cui in più di 100paesi in tutto il mondo qualcuno spira nel braccio della morte.

Saddam Hussein non è un martire, è un assassino ucciso da altri assassini, è violenza figlia della violenza, è sangue sporco di sangue. Il suo non è stato un atto di giustizia come l'assassino George Bush ha voluto far credere. Gli americani e gli inglesi (e perchè no anche l'Italia complice) hanno voluto dare un'esempio, hanno voluto distruggere l'immagine di un uomo, di un dittatore, ma non l'hanno punito, non hanno dato esempio di civiltà ma si sono abbassate a livello dei carnefici. Mi fermo qui, perchè non mi sembra giusto parlare della morte di Saddam Hussein oggi che altri milioni di persone muiono alla stessa fredda e legalizzata maniera.


NO ALLA PENA DI MORTE, NON SOLO OGGI MA SEMPRE E COMUNQUE IN QUALSIASI CIRCOSTANZA

1 comment:

NanuWw said...

L'omicidio di Saddam ha dato la stura a tutti i dietrologi della guerra giusta. Le sante bombe lasciamole agli storiografi da Reader's Digest. Saddam è stato un gran pezzo di criminale e barcamenarsi nel giustificare l'esecuzione decisa da un governo sovrano è da scemi. Cerchiamo di usare le parole appropriate per definire le cose. Almeno tra noi, che non siamo presidenti di nulla, ci intendiamo.